Roma – 23 settembre 2011 – Sono tre navi ormeggiate al porto di Palermo, la “Moby Fantasy”, l'”Audacia e la “Moby Vincent”, ad ospitare circa 700 tunisini trasferiti da Lampedusa, dopo l’incendio del centro di accoglienza e i tumulti dei giorni scorsi. I migranti rimarranno sui traghetti in attesa di essere trasferiti in altri centri in Italia o direttamente rimpatriati con ponti aerei, mentre la banchina è presidiata a agenti in tenuta antisommossa.
I centri di accoglienza galleggianti hanno permesso di svuotare Lampedusa, ma è una soluzione che suscita polemiche.
“Siamo di fronte a un ulteriore esempio del ricorso alla detenzione con cui le autorita’ italiane trattano, in questo periodo e non solo, la gestione degli arrivi e dei flussi di migranti e rifugiati. E se questo e’ il preludio a rinvii di massa, come gia’ successo ad agosto, sara’ un violazione dei diritti umani” denuncia Riccardo Noury, portavoce di Amnesty. “Se in questa sorta di ‘Cie galleggianti’ verra’ applicata la stessa assenza di trasparenza rispetto a quelli sulla terraferma e’ preoccupante perche’ l’assenza di trasparenza, controlli e apertura aumenta i rischi di violazione dei diritti umani”.
Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), si augura che “la permanenza dei migranti tunisini sulle navi sia una misura temporanea, perche’ a bordo e’ difficile poter fornire adeguate condizioni di accoglienza oltre che mantenere condizioni di sicurezza con un cosi’ alto numero di persone. A bordo delle navi – precisa Boldrini – non ci sono richiedenti asilo, trasferiti invece in apposite strutture, bensi’ migranti economici in attesa di essere rimpatriati”. “Sarebbe inoltre auspicabile – aggiunge – che a bordo possano accedere operatori competenti in materia di immigrazione, mediatori culturali e personale sanitario”.
I responsabili immigrati per la Cgil di Palermo e per la Cgil Sicilia, Zaher Darwish e Pietro Milazzo, definiscono “intollerabile” questa situazione ”visto che nulla e’ stabilito in relazione ai tempi di trattenimento sulle navi e tantomeno sulla destinazione degli stessi immigrati”. I sindacalisti ricordano che “respingimenti ed espulsioni dal nostro territorio non possono mai essere collettivi” e che deve “essere sempre data la possibilita’ al singolo immigrato di presentare se vuole richiesta d’asilo o di protezione umanitaria”. Chiedono infine che a bordo salga “una delegazione rappresentativa delle organizzazioni umanitarie e sociali”.