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L’Ue condanna a morte i profughi, ecco come li dovrebbe salvare

I respingimenti collettivi verso la Turchia non garantiscono il diritto d’asilo.  Servono canali sicuri, un piano d’accoglienza e permessi di soggiorni temporanei 

 

Roma – 18 marzo 2016 – Al vertice europeo in corso a Bruxelles, i governi dei 28 paesi membri, compreso il nostro presidente del Consiglio, stanno decidendo la sorte di centinaia di migliaia di esseri umani, ancora una volta con l’obiettivo di impedire ai profughi di mettersi in salvo, consegnandoli a una sorte terribile, in molti casi alla morte.

Per la terza volta in un mese e con una progressivo inasprimento delle ciniche posizioni di chiusura, i leader dell’UE procedono lungo una strada disastrosa che non può che portare ad altre tragedie, alla crescita del razzismo e alla distruzione dei principi democratici nel vecchio continente.

L’accordo a cui puntano i governi dell’UE con la Turchia prevede il respingimento, sistematico e collettivo, dei migranti giunti sulle coste greche nel tentativo di raggiungere altri paesi europei.

Sostenere che quanti arrivano sulle coste greche siano irregolari e che quindi sia legittimo respingerli, significa fingere che non esista una legislazione europea alla quale attenersi. Il respingimento, indiscriminato e collettivo, rappresenta una violazione gravissima del diritto europeo alla protezione internazionale e della Convenzione di Ginevra. 

La legge in vigore nei 28 paesi dell’UE non consente i respingimenti collettivi, e tanto meno il rinvio di richiedenti asilo verso un paese terzo considerato sicuro. La legislazione europea prevede che sia garantito l’accesso alla procedura di protezione internazionale anche ai valichi di frontiera, nelle acque territoriali e nelle zone di transito. 

La domanda che poniamo di nuovo a Renzi e agli altri governi riuniti a Bruxelles è questa: chi deciderà e sulla base di quale legge che le persone che arrivano in Grecia sono migranti irregolari e possono essere respinti verso la Turchia? E quali sono le garanzie che sia rispettato il diritto d’asilo e l’’accesso alla procedura d’asilo?

Lo scambio proposto tra siriani ‘irregolari’, che verrebbero respinti verso la Turchia, e siriani provenienti da campi profughi in Turchia è illegittimo e inaccettabile. 

I programmi di reinsediamento non possono essere barattati con la deportazione illegittima di migliaia di persone, peraltro verso un Paese come la Turchia che non dà alcuna garanzia di rispettare i diritti umani e il diritto d’asilo. Anzi, è bene ribadire che la Turchia non riconosce ai profughi siriani la possibilità di accedere allo status di rifugiato e non garantisce il rispetto della Convenzione di Ginevra e del principio del non refoulement.

Quello che i governi dovrebbero discutere e decidere e che invece non faranno è:

• impedire che siano effettuati respingimenti collettivi e quindi garantire il principio di non respingimento;

• garantire, come prevede la legge, a tutti quelli che arrivano alle nostre frontiere e sul territorio dell’UE, l’accesso alle informazioni riguardanti la richiesta d’asilo e l’accesso alla procedura per chiedere asilo;

 Garantire un intervento urgente e coordinato alla frontiera greca e lungo la rotta balcanica, così come la ricerca e il salvataggio nel canale di Sicilia, affinché le persone siano accolte e protette in maniera dignitosa, soprattutto le più vulnerabili;

• attivare la Direttiva Europea 55/2001, prevista nel caso di afflussi straordinari, per consentire l’apertura di canali legali e sicuri e una ripartizione equa tra i diversi Paesi dell’UE, sostenere le spese derivanti da un piano d’accoglienza europeo con risorse aggiuntive adeguate e prevedere un permesso di soggiorno temporaneo europeo.

Solo così l’azione dei governi UE sarà coerente con il diritto internazionale e consentirà alle persone in cerca di protezione di non rivolgersi ai trafficanti, evitando viaggi pericolosi e illegali.

Senza una chiara e immediata inversione di tendenza e una riaffermazione dei principi contenuti nella legislazione europea e nei trattati internazionali, i governi dei ventotto paesi membri e l’Unione Europea saranno responsabili, di fronte a una crisi umanitaria destinata a non risolversi nel breve periodo, del crollo dei valori fondamentali della democrazia, mettendo a rischio la stessa esistenza dell’Unione europea.

Filippo Miraglia
Vicepresidente Arci

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