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Decreto Flussi, la denuncia di Aic-Agri Viterbo: “Serve sbloccare la procedura per regolarizzare gli stranieri nel settore agricolo”

Roma, 4 luglio 2022 – Il Decreto Flussi ha lo scopo di favorire gli ingressi nel Paese di lavoratori stranieri per sopperire la mancanza di manodopera. Un meccanismo fondamentale, poiché quando uno straniero entra in Italia con il visto, per completare la regolarizzazione, ha otto giorni di tempo per presentarsi in prefettura con la documentazione richiesta. Questo significa che il datore di lavoro deve prenotare prima l’appuntamento, cosa quasi impossibile. Con il Decreto Flussi, quindi, si tenta di accelerare i tempi, ma come sottolinea Giovanni Pira, presidente di Aic-Agri Viterbo, questo succede solo nella teoria.

Decreto Flussi, la denuncia di Aic-Agri Viterbo

“Con l’istituzione del Decreto Flussi, il Governo ha lavorato con l’intento di favorire gli ingressi nel Paese di lavoratori stranieri, anche stagionali, per sopperire alla mancanza di manodopera in particolari settori produttivi tra cui, nello specifico, quello agricolo, velocizzando al contempo le operazioni di regolarizzazione. Diventa dunque più semplice e veloce per i datori di lavoro impiegare braccianti agricoli in quanto gli stessi possono essere assunti non appena ricevuto il nulla osta senza dover necessariamente attendere il visto d’ingresso, “Almeno questo in teoria, perché nella pratica, questo è ben lontano dalla realtà“, si legge nel comunicato reso noto da Aic-Agri Viterbo.

Di fatto, è quasi impossibile formalizzare le generalità di un lavoratore. “Il datore di lavoro dovrebbe collegarsi a un link specifico, che però risulta essere inattivo, quindi non permette di eseguire nessuna operazione di inoltro. L’alternativa proposta, a questo punto, è quella di trasmettere una pec alla prefettura territoriale. Ma anche in questo caso la risposta ufficiale è che ‘l’ufficio è impossibilitato a fissare la data per l’appuntamento richiesto. In quanto ad oggi non è completamente attivo il canale telematico messo a disposizione dal Ministero dell’Interno‘. Segue un rimando a futuri appuntamenti non appena torna operativo il servizio’.

Morale della favola: i braccianti, o aspiranti tali, non possono iniziare a lavorare. Perchè senza il passaggio alla prefettura non possono ottenere il codice fiscale. E di conseguenza non possono essere assunti, e non possono neanche lasciare il Paese, altrimenti perdono il diritto del visto. L’imprenditore agricolo, tuttavia, deve continuare a pagare vitto e alloggio pur non sapendo quando poter avviare le pratiche di assunzione”, ha spiegato Pira.

Questa empasse sta andando avanti da troppo tempo e al momento non c’è una soluzione alternativa che possa in parte risolvere il problema. A tal proposito auspico che si possano prendere le giuste precauzioni per risolvere in modo definitivo e tempestivo questa situazione, il cui protrarsi causerebbe notevoli disagi per il nostro settore che, soprattutto in questo periodo, ha urgente bisogno di manodopera da impiegare nei campi, senza contare il risvolto negativo che potrebbe interessare il lavoro in nero e la piaga del caporalato”, ha detto poi in conclusione.

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