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Domande flussi. I consulenti del lavoro: “Siamo tagliati fuori”

La categoria chiede di essere abilitata come associazioni e patronati a spedire le richieste di assunzione. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine: "Pronti a presentare ricorso"

ROMA – Ancor prima di partire, i flussi 2007 contano già degli esclusi. Consulenti del lavoro, avvocati e agenzie di servizi che negli scorsi anni hanno compilato per i loro clienti le domande di assunzione, questa volta sono per certi versi tagliati fuori dalla procedura di presentazione online.

Il problema nasce dal fatto che il nuovo sistema prevede solo due canali. Da un lato ci sono i privati, che potranno compilare e spedire al massimo cinque domande di assunzione, tutte intestate allo stesso datore di lavoro. Dall’altro le organizzazioni dei datori di lavoro, i patronati, e le associazioni attive nell’immigrazione che hanno firmato dei protocolli d’intesa con i ministeri dell’Interno e della Solidarietà Sociale e non avranno tetti all’invio delle domande.

Poniamo allora il caso che un consulente del lavoro abbia cinque clienti che gli chiedono assistenza per altrettante domande di assunzione. Dovrà registrarsi cinque volte sul sito del ministero dell’Interno a nome dei datori di lavoro, scaricare e compilare i moduli. Ma appena sarà possibile presentarli, inizierà un balletto a tre passi: dovrà connettersi con la password del primo datore di lavoro, spedire e disconnettersi, quindi ripetere l’operazione per gli altri quattro.

In questo ripetuto entrare e uscire dal sito del ministero dell’Interno (che si spera regga il traffico massiccio già prevedibile per quei momenti), passeranno inevitabilmente secondi o minuti preziosi, col rischio più che probabile che le domande vengano scavalcate da quelle presentate da chi ha deciso di fare da se o di farsi assistere da patronati e associazioni, che spediranno tutto con un unico invio. Il problema può essere parzialmente aggirato aumentando il numero dei computer e dei collaboratori pronti a cliccare quando scatterà l’ora fatale, ma è evidente che più cresce il numero di clienti, più è difficile garantire a tutti che avranno chance di prendere una quota.

I Consulenti del Lavoro sono sul piede di guerra. Il consiglio nazionale dell’Ordine ha scritto al ministro Amato protestando per l’esclusione e chiedendo che gli iscritti all’albo siano abilitati a spedire le domande. "Ritengo doveroso segnalare con forza il palese errore contenuto in questa normativa che penalizza, oltre che i consulenti del lavoro, anche i cittadini che vedono ristretti a pochi soggetti gli abilitati alla richiesta on line" dice il presidente Marina Calderone .

L’organismo di categoria si appella alla legge istitutiva dell’ordine, che affida ai consulenti (oltre che ad avvocati e commercialisti) gli adempimenti in materia di lavoro. Come spiega in un comunicato, "oltre 1 milione di aziende con circa 7 milioni di lavoratori vengono gestite in base al dettato della legge 12/79 che certo non può essere disatteso da atti amministrativi", e quindi, se il ministero dell’Interno non farà marcia indietro, si aprirà un contenzioso: "il Consiglio Nazionale ha già dato mandato ai propri legali per ricorrere contro i contenuti dell’emanando decreto, che impedisce ai cittadini di avvalersi dell’apporto di professionisti specializzati in materia".

In questi giorni i rappresentanti dei consulenti del lavoro incontreranno al Viminale chi gestisce la partita dei flussi 2007. Ma se riusciranno a strappare l’abilitazione a spedire le domande, difficilmente avvocati e agenzie di servizi rimarranno a guardare.

(20 novembre 2007)

Elvio Pasca

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