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Emergenza Nord Africa. Verso i permessi umanitari

I profughi potranno chiedere un riesame delle loro domande di protezione, risposte entro venti giorni. Miraglia (Arci): “Non basta, prorogare l’accoglienza almeno per sei mesi”

Roma – 6 novembre 2012 – Qualcosa si muove per i 18 mila profughi dell’Emergenza Nord Africa che dal primo gennaio rischiano di finire per strada. Per ora non c’è traccia di una proroga delle misure di accoglienza (che “scadranno”, insieme allo stato di emergenza, il 31 dicembre 2012), ma almeno parte una procedura per concedere loro un permesso di soggiorno.

Il 26 ottobre  scorso il prefetto Angela Pria, capo del dipartimento libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno, ha inviato una nota  a tutte le Regioni nella quale si parla dell’”esigenza di dare soluzione allo status degli stranieri in accoglienza”. Questi, ricorda Pria, “pur appartenendo nella stragrande maggioranza a Paesi terzi, vivevano da anni sul territorio libico, ove intrattenevano rapporti di lavoro e dal quale sono stati costretti a fuggire”.

Molte delle domande d’asilo presentate da queste persone sono state respinte, altre attendono ancora di essere esaminate. Intanto, si legge ancora nella nota, “la situazione di attesa in cui versano gli stranieri in accoglienza, oltre a determinare tensioni nei territori dove sono presenti, per il prolungamento dei temi di definizione delle loro posizioni, impedisce di avviare qualsiasi percorso di integrazione” .

Per uscire da questo empasse, il tavolo nazionale di coordinamento dell’Emergenza Nordafrica ha individuato “modalità operative”  per definire le posizioni dei richiedenti asilo che hanno già ricevuto un diniego da parte della commissione territoriale. In pratica potranno chiedere attraverso le Questure che la loro posizione venga riesaminata e, se rinunciano ad essere ascoltati di nuovo dalla Commissione,  entro 20 giorni la Commissione prenderà una nuova decisione.

La nota non lo dice espressamente, ma l’esito di questa domanda dovrebbe essere quello invocato da tempo dalla vasta rete di associazioni che stanno assistendo i profughi: la concessione di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. È un documento valido sei mesi che permette di lavorare e può quindi eventualmente essere convertito in un più duraturo permesso per lavoro.

Una svolta? “È una cosa che ci aspettavamo, l’avevamo chiesta da un anno, arriva in estremo ritardo e non risolve certo tutti problemi” commenta Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci. “Al di là del fatto che non è ancora chiaro come deve regolarsi chi attende ancora la prima convocazione, è evidente che a meno di due mesi dalla scadenza dell’emergenza i tempi sono davvero strettissimi e tra l’altro dubito che tutte le Questure siano pronte a mettere in atto la nuova procedura”.

Secondo l’Arci, permessi di soggiorno a parte, il governo deve trovare i fondi per prorogare l’accoglienza. “Serve un piano d’uscita che duri almeno per i primi sei mesi del 2012, altrimenti il lavoro fatto in questi due anni, e i soldi pubblici spesi finora, saranno stati sprecati.

“Questa situazione – denuncia ancora Miraglia  – è stata prodotta dal governo precedente, ma anche da quello attuale. Non si può pensare che a pagare le conseguenze di questa insipienza siano i profughi, prima illusi di essere accolti e poi buttati per strada, tra l’altro con tutti i rischi di disagi e tensioni sul territorio e di reazioni razziste che ne potrebbero derivare”.

Elvio Pasca

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