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Servizio Civile. Giovani stranieri esclusi, depositato il ricorso antidiscriminazione

Quattro ragazzi cresciuti in Italia, insieme ad Asgi e APN, chiedono l’intervento del Tribunale di Milano. Stavolta non c’è il rischio che si blocchino selezioni e partenze: “Domande ammesse con riserva"

Roma – 29 ottobre 2013 – Alla fine, come ci si aspettava, si torna in tribunale.  Sarà di nuovo un giudice a stabilire se è giusto escludere dal Servizio Civile Nazionale ragazzi cresciuti in Italia ma che, complice un’assurda legge sulla cittadinanza, sono stranieri.

Già nel gennaio 2012, accogliendo il ricorso di un giovane di origine pakistana, il tribunale di Milano aveva ordinato di rimuovere dal bando di reclutamento dei volontari la clausola della cittadinanza. Una sentenza confermata in appello, ma ignorata dall’Ufficio Nazionale del Servizio Civile, che ha riservato ai cittadini italiani anche il nuovo bando pubblicato all’inizio di questo mese.

“È la legge nazionale che prevede quel requisito, lo si può eliminare solo cambiando la legge”. È la linea dell’UNSC, supportata da un parere dell’Avvocatura dello Stato e fatta propria anche dalla ministra per l’Integrazione Cècile Kyenge. Questa non è riuscita a conciliare la sua delega al Servizio Civile con il presupposto delle sue idee di riforma della legge sulla cittadinanza, e cioè che un figlio di immigrati cresciuto in Italia deve avere gli stessi diritti dei coetanei figli di italiani.

Così, ieri, l’Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione e Avvocati per Niente ONLUS hanno depositato al Tribunale di Milano un nuovo ricorso antidiscriminazione a sostegno di quattro ragazzi di origine e cittadinanza straniera (cingalese, marocchina, ucraina) che vogliono fare il servizio civile. Con il bando attuale, anche se sono  residenti in Italia da oltre 10 anni, sono tagliati fuori.

“L’esclusione dei giovani stranieri da questa importante esperienza di solidarietà non solo è illogica dal punto di vista delle politiche di integrazione, ma è incompatibile con il nostro ordinamento che va evolvendo verso una sempre maggiore uguaglianza tra italiani e stranieri stabilmente residenti” spiegano le due associazioni in una nota.

A sostegno della loro tesi, Asgi e Apn ricordano la recente apertura del pubblico impiego ai lungo soggiornanti e il fatto che entro Natale l’Italia dovrebbe recepire la direttiva UE 2011/98, che applica ancora più rigorosamente il principio di parità di trattamento tra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti.

In tale contesto normativo, spiegano, anche “il diritto di adempiere un dovere” (di contribuire in forme solidaristiche alla “difesa” della collettività) non può più essere riservato ai soli cittadini in senso formale, ma deve essere esteso – ai sensi dell’art. 2 Cost. – a tutti coloro che partecipano attivamente della vita della collettività per esservi stabilmente residenti.

Le due associazioni chiedono quindi “che il giudice riconosca già esistente nel nostro ordinamento questo principio – come già accaduto con le sentenze dello scorso anno – o in subordine rinvii gli atti alla Corte Costituzionale perché decida sulla compatibilità di tale esclusione con i principi di uguaglianza e solidarietà sanciti dagli artt. 2 e 3 della Costituzione”. La Consulta potrebbe insomma affrontare il problema alla radice, intervenendo non sul bando, ma sulla legge che prevede il requisito della cittadinanza italiana.

Inizia così una nuova battaglia legale. Stavolta, però, gli enti e gli aspiranti volontari italiani possono stare tranquilli, perché non verrà bloccata tutta la macchina del Servizio Civile.

“Nel ricorso, in via cautelativa, non chiediamo al giudice di bloccare il bando discriminatorio. Ma di aprirlo subito anche ai giovani stranieri, obbligando gli enti ad accettare le loro domande con riserva in attesa della decisione di merito” chiarisce a Stranieriinitalia.it l’avvocato Alberto Guariso (Asgi e Apn). Su questa richiesta urgente il tribunale dovrebbe esprimersi già nei prossimi giorni. Entro gennaio è invece attesa la decisione di merito sul ricorso.

Elvio Pasca
 

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