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IMMIGRATI: VESCOVI UE, ROM RISCHIANO DI DIVENTARE CAPRO ESPIATORIO COLLETTIVO =

      HANNO DIRITTO A LIBERA CIRCOLAZIONE SU TERRITORIO UNIONE
EUROPEA’

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      Citta’ del Vaticano, 8 ott. (Adnkronos) – I rom in Europa ”non
ci piacciono perche’ sono scomodi o perche’ incarnano piuttosto il
ruolo del capro espiatorio sulla cui testa si riversano tutte le
nostre frustrazioni?”. A porre l’interrogativo e’ il segretario
generale della Comece (Commissione episcopati Unione europea), Piotr
Mazurkiewicz. In una nota per il Sir Europa, l’agenzia stampa della
Cei, Mazurkiewicz si chiede, tra l’altro, se anche essi abbiano ”il
diritto di circolare liberamente sul territorio dell’Unione europea”
e se ”la loro diversita’ culturale e gli indici di criminalita’
superiori alla media comunitaria” ci autorizzino ”ad applicare il
principio di responsabilita’ collettiva”.

      ”Ecco che improvvisamente e in modo del tutto inaspettato –
scrive il Segretario degli episcopati europei – un gruppo etnico di
cittadini europei relativamente poco numeroso (10 – 12 milioni), i
Rom, si trova al centro della scena politica europea”. ”Gli Zingari
che popolano i ricordi della mia infanzia – racconta mons.
Mazurkiewicz – non elemosinavano per strada. Si erano guadagnati una
loro rispettabilita’ e dignita’ pur essendo diversi. I Rom mendicanti,
invece, hanno fatto la loro comparsa solo dopo il crollo del comunismo
e l’apertura delle frontiere. Ma non erano diversi solo per le loro
usanze. Era difficile instaurare un qualche dialogo con loro, visto
che apprendevano a stento la nostra lingua”.

      ”La loro presenza per le vie cittadine risvegliava, di norma –
si legge ancora – dei sentimenti negativi. Sarebbe stato meglio se se
ne fossero andati. E infatti, un giorno, l’accampamento lungo gli
argini della Vistola si svuoto’ e quando a primavera si sciolse anche
l’ultima neve, di loro scomparve definitivamente ogni traccia. Se
n’erano andati all’improvviso, cosi’ come erano venuti”.

 ”Ci restano pero’ – affermano i vescovi europei –
alcune domande ancora aperte. Hanno anche loro il diritto di circolare
liberamente sul territorio dell’Unione europea? La loro diversita’
culturale e gli indici di criminalita’ superiori alla media
comunitaria ci autorizzano ad applicare il principio di
responsabilita’ collettiva? Ci sono anche tra di loro delle persone
rette? Fino a che punto, in Europa, possiamo avere il diritto di
essere diversi? Possiamo accettare degli individui che, seguendo il
loro stile di vita, mettono profondamente in discussione il desiderio
di benessere che ci pervade?”.

      ”C’e’ forse posto, insieme a coloro che, sempre piu’ numerosi,
cercano di ottenere il diritto che spetta loro di avere un domicilio
fisso – si afferma ancora – anche per chi rivendica il diritto di non
avere fissa dimora? Non ci piacciono perche’ sono scomodi o perche’
incarnano piuttosto il ruolo del capro espiatorio sulla cui testa si
riversano tutte le nostre frustrazioni? E ancora osserva il Segretario
dei vescovi europei .

      ”Non dovremmo forse – alla luce dei precedenti storici
dell’Europa – essere piu’ prudenti tutte le volte che ci vien voglia
di chiamare in causa delle emozioni negative, visto che e’ facile
perderne il controllo? Ogni Stato deve cercare delle risposte in modo
autonomo o ci serve piuttosto una riflessione che sia comune a livello
europeo? E pensare che c’e’ qualcosa di molto profondo che ci lega”.
”Le gens du voyage – conclude la nota – come le chiamiamo noi, ci
ricordano che l’uomo e’ per sua stessa natura homo viator e che un
giorno sara’ comunque costretto a lasciare tutto cio’ che possiede per
trovare la strada verso la sua vera patria”

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