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Lazio. Uil: “Una regione ‘difficile’ per gli immigrati”

Il sindacato: "Problemi per l'accesso alla casa, pochi permessi stabili e naturalizzazioni. Roma è la città più ostile. Disapplicata la legge regionale"

Roma – 29 agosto 2013 – Il Lazio è tra le regioni più difficili per l’inserimento della popolazione immigrata sul proprio territorio. Se da un lato la regione, con 600 mila stranieri residenti, continua a occupare il secondo posto a livello nazionale (prima la Lombardia) per il numero degli immigrati presenti in loco, dall’altro risulta essere una delle più problematiche e complesse per l’inserimento sociale e il radicamento nel territorio.

 Il livello di accesso degli immigrati ad alcuni beni e servizi fondamentali, come la casa, risulta essere nel Lazio tra i più bassi d’Italia. La regione infatti si colloca all’ultimo posto nella graduatoria nazionale per l’accessibilità al mercato immobiliare (1%) e tra gli ultimi quattro posti per soggiorno stabile (permessi di lunga durata) e numero di naturalizzati (acquisizione di cittadinanza per residenza legale e continuativa di almeno 10 anni). In aumento, invece, la presenza degli stranieri nelle scuole.

 Questi in sintesi i dati raccolti dalla Uil di Roma e del Lazio, che ha messo insieme il IX rapporto CNEL sull’immigrazione, con i dati Istat e con le richieste di aiuto giunte presso la sede del patronato ItalUil cui si rivolgono più di 10 mila utenti l’anno. L’impatto della crisi nella stabilità del lavoro, l’accesso ai servizi socio sanitari e la politica per la casa le problematiche più frequenti.

“Se da un lato la partecipazione al mercato del lavoro occupa nella nostra regione ancora una posizione medio-alta a livello nazionale – spiega il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri – dall’altro bisogna sottolineare che rispetto al 2009 il Lazio ha subito un calo occupazionale del 3%. Calo relativamente contenuto rispetto ad esempio al Veneto solo per la presenza del terziario, che è il settore in cui la presenza degli immigrati risulta predominante e che meglio ha retto ai colpi della crisi. E’ preoccupante, però, notare come le imprese straniere si mostrano mediamente più esposte al rischio di quelle italiane: una rischiosità media che riguarda il 69,1% dei casi, contro il 45,6% delle imprese con titolare italiano”.

A farne le spese è soprattutto la Capitale che risulta essere la città laziale più ostile all’immigrazione sia per le difficoltà di inserimento sociale, sia per le possibilità occupazionali tanto che, secondo l’indice del potenziale di integrazione redatto dal Cnel, Roma è precipitata dal 48° posto nel 2009 all’83° nel 2012. Mentre è triplicato il numero degli stranieri presenti nelle altre province e nell’hinterland romano. Di questi il 74,7% è impiegato in lavori a bassa qualificazione (nel 48,7% dei casi lavori non qualificati), anche se un terzo è in possesso di una laurea o di un titolo di studio post-laurea.

La maggior parte degli immigrati arriva nel Lazio dal continente europeo (circa 260 mila), con la prevalenza dei cittadini comunitari (48,3%). I romeni (196.410 in tutta la regione) sono la prima collettività in ciascuna delle cinque province laziali. Mentre tra i 348 mila soggiornanti extra UE, è la comunità filippina ad occupare il primo posto per numero di presenze sul territorio (42.872). Seguono gli immigrati del Bangladesh, Albania e Cina.

E a bengalesi, rumeni e cinesi appartiene anche la maggior parte delle imprese non gestite da titolari italiani iscritte alla Camera di commercio (attualmente 28 mila in tutto il Lazio). Le donne sono protagoniste solo in un quinto dei casi. L’operatività prevalente è nel commercio (44,4%).

“La Regione Lazio, pur avendo approvato durante la Giunta Marrazzo una nuova legge sull’immigrazione, non l’ha mai attuata – commenta Rosella Giangrazi, responsabile politiche migratorie della Uil Lazio – Sono stati infatti azzerati tutti i finanziamenti a favore dell’integrazione della popolazione straniera, con pesanti conseguenze sugli interventi che da più di 20 anni svolgeva la Regione a favore dei minori stranieri e delle loro famiglie. Inoltre – ha aggiunto Giangrazi – altro problema importante è quello della rappresentanza. In questo momento non è in funzione la Consulta stabilita dalla suddetta legge regionale e non funziona alcun altro livello di rappresentanza dove gli immigrati e le loro associazioni possano esprimere le loro posizioni politiche e le opinioni sull’operato dell’amministrazione pubblica in generale”.
 

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