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Caporalato in Puglia, cancellate le assoluzioni degli imprenditori accusati di schiavitù

Roma, 17 marzo 2022 – La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza stabilita dalla Corte d’Assise d’Appello di Lecce che, nel 2019, aveva assolto gli imprenditori e i caporali accusati di sfruttamento e schiavitù di migranti arrivati tra il 2008 e il 2011 a Nardò. Gli stranieri erano impiegati nella raccolta delle angurie e dei pomodori.

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Migranti sentenza storica: cancellate le assoluzioni per gli ‘schiavi delle angurie’

L’accusa è sempre quella di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento. Secondo i giudici, ora dovrà esserci un nuovo processo di appello, poiché sono stati accolti i ricorsi della Procura generale, della Cgil, dell’associazione Finis Terra e dei lavoratori. Tra questi, anche Ivan Sagnet, l’ingegnere del Camerun che ai tempi aveva organizzato la rivolta che fece scattare l’operazione Sabt. “E’ una svolta decisiva del maxi processo ‘Sabr’ che apre un importante spiraglio nella difesa dei diritti e della dignità umana, per cui, come Regione, ci siamo battuti e continueremo a farlo”, ha dichiarato Michele Emiliano, presidente della Ragione Puglia.

“Bisogna proseguire sulla strada della legalità. Il caporalato di oggi non è più quello di una volta. Determina ancora un controllo violento del territorio rurale. Mette in discussione non solo la vita, ma la dignità dei lavoratori, in particolare dei lavoratori migranti”, ha aggiunto inoltre. Durante il processo di primo grado, 13 imputati erano stati condannati. Si trattava di quattro imprenditori dell’ortofrutta e nove caporali di nazionalità africana. La sentenza fece molto scalpore perchè, per la prima volta, in Italia venne riconosciuto il reato di riduzione in schiavitù. Due anni dopo, però, nel 2019, i giudici della Corte d’Assise d’Appello assolsero 11 dei 13 imputati.

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