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Mutilazioni genitali. Turco: “Presto linee guida per i medici”

In arrivo un documento per gli operatori sanitari. Il ministro per la Salute: "L’espressione delle diverse culture trova un limite nel rispetto dei diritti umani" ROMA – Il ministero della Salute sta elaborando delle linee guida sulle mutilazioni genitali femminili destinate a medici e infermieri. Questa pratica, che secondo l’OMS ha già fatto 150milioni di vittime nel mondo, è diffusa anche tra alcune delle comunità straniere residenti in italia, pur non raggiungendo dimensioni tali da giustificare una allarme sociale.

Stamattina, nel corso di un convegno organizzato in occasione della Giornata mondiale per l’ eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, il ministro per la salute Livia Turco ha confermato che su questo tema è in fase di elaborazione un documento per gli operatori sanitari, alla cui stesura stanno partecipando diverse associazioni delle donne.

"Non è solo un documento di tipo tecnico – ha osservato il ministro – ma di promozione culturale. La base è la dignità della persona e del diritto di decidere del proprio corpo". In quest’ottica, all’interno delle linee guida avrà un ruolo importante anche la anche mediazione culturale.

"Dati certi – ha detto Turco – non si possono avere, ma studi locali ci fanno ritenere che un allarme sociale non è giustificato". L’impegno del ministro è rivolto – e in tal senso anche la modifica della legge Bossi-Fini aiuterà – alla "fruizione" totale delle strutture sanitarie da parte delle immigrate. In generale, "l’espressione delle diverse culture trova un limite nel rispetto dei diritti umani" sanciti nelle convenzioni internazionali e nella nostra costituzione.

Per Turco, è fondamentale "favorire nelle donne il consenso sul diritto alla salute. Ogni donna deve sapere che solo lei deve avere gli strumenti e deve poter decidere sul proprio corpo. Il contrasto alle mgf passa per le sanzioni a chi viola la legge ma solo le donne possono decidere per se stesse e per il bene della propria figlia".

La legge contro mutilazioni genitali femminili in vigore da circa un anno in Italia, prevede fino a 12 anni di reclusione per chi le pratica, anche all’estero, con aumenti della pena se l’intervento è compiuto su una minore e in tutti i casi in cui viene eseguito per fini di lucro. Lo Stato si impegna inoltre ad avviare una serie di campagne di informazione rivolte agli immigrati e, attraverso i consolati, a chi sta per arrivare in Italia.

(6 febbraio 2007)

 

Elvio Pasca

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