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“No a terrorismo, guerre e islamofobia”. Musulmani in piazza anche a Milano

“Questa violenza non ci appartiene. Riconosceteci come cittadini, dateci luoghi in cui pregare”. Sabato pomeriggio a San Babila la manifestazione indetta da CAIM, PSM e GMI

 

Milano – 19 novembre 2015 –  Cresce la mobilitazione dei musulmani d’Italia dopo le stragi di Parigi. 

Sabato pomeriggio, contemporaneamente alla manifestazione “Not in my name” che si svolgerà a Roma, anche  a Milano, i musulmani alzeranno al voce. “Per dire no al terrorismo, per dire no alle guerre e per dire no all’islamofobia degli sciacalli che per pochi voti vogliono alimentare paure, divisioni e discriminazioni odiose additando l’Islam e i musulmani come nemici”.

La manifestazione, che si svolgerà dalle 15 in piazza San Babila, vuole essere “una netta presa di posizione e una riflessione profonda” ed  è stata lanciata da. “Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano, Monza e Brianza, da “Partecipazione e Spiritualità Musulmana” e dai “Giovani Musulmani d’Italia”.  I promotori contano sull’adesione di “numerose altre realtà associative”. 

“Questa spirale di guerra, violenza e distruzione che tiene in ostaggio il nostro mondo, vicino e lontano – scrivono – è quanto di più distante ci sia dal messaggio che attraverso le religioni giunge all’umanità ed è per questo che oggi è d’obbligo dire che mai e poi mai si può uccidere e prevaricare in nome di Dio. Oggi più che mai è necessario affermare che non si può uccidere e prevaricare in nome di Dio, e non si può fare in nome della libertà, della democrazia e non lo si può fare nel nome del profitto, vero idolo di questi tempi”. 

“Il sangue versato a Parigi – si legge ancora nell’appello- è il nostro sangue, sono morti nostri fratelli e nostre sorelle come lo sono coloro che ogni giorno muoiono in Iraq e in Siria uccisi dall’ISIS, dal regime di Assad e dai bombardamenti aerei, come sono nostri fratelli e sorelle i morti di Gerusalemme e i passeggeri russi, i civili della Turchia, quelli di Beirut e di Tunisi.

Questa violenza non ci appartiene, non potrà mai essere la nostra via, mai, nemmeno quando si nasconde dietro la rivendicazione di giustizia e democrazia, nemmeno quando si maschera da risposta a un’altra barbarie”. 

I promotori chiedono però anche allo Stato di fare la sua parte. Ritengono infatti che sia “venuta l’ora di riconoscere i musulmani italiani come cittadini a pieno titolo colmando le vergognose lacune nell’ambito di un diritto così fondamentale come quello di culto, abbiamo bisogno di moschee riconosciute e dignitose, abbiamo bisogno di essere sostenuti nel lavoro quotidiano contro l’estremismo”.

“Il momento – concludono – richiede unità nazionale, c’è bisogno di fare fronte comune contro l’orrore e cercare una via di pace. Crediamo che il ruolo della comunità islamica italiana debba essere compreso e valorizzato per non correre il rischio di frustrare le aspirazioni di chi ama l’Italia e vuole proteggerla e non deve mai sentirsi escluso”.

 

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