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Tassa sul permesso. Inca: “Governo se ne frega dei diritti degli immigrati”

Piccinini: “Molto sospetta la tempestività del Consiglio di Stato, anche perchè le Questure avevano già adeguato le procedure. Chi vive, lavora e paga le tasse in Italia non merita questo trattamento”

 

Roma – 15 settembre 2016 – “Con stupefacente e sospetta rapidità il Presidente della terza sezione del Consiglio di Stato, a poche ore dal deposito del ricorso del Governo e senza sentire le ragioni di Cgil e Inca, si è assunto la responsabilità di sospendere, da solo, gli effetti della Sentenza del TAR dello scorso 24 maggio”, che cancellava il contributo sul rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. È quanto denuncia Morena Piccinini, presidente del patronato Inca. 

“Ci chiediamo – afferma Piccinini –  da cosa sia motivata questa inutile rapidità quando gli argomenti portati dalla Avvocatura dello Stato sono palesemente superati dai fatti. L’Avvocatura pare non sapere che le procedure delle Questure sono già state aggiornate per permettere il rilascio dei permessi di soggiorno senza versamento dell’ulteriore contributo. E allora per quale motivo si invoca l’urgenza della sospensione degli effetti della Sentenza visto che viene a mancare l’argomentazione principale portata riguardo alla difficoltà nell’adeguamento delle procedure?”

“Ripetiamo – insiste la Presidente dell’Inca -: tale tempestività è molto sospetta proprio perché parliamo di diritti degli immigrati. Ci  chiediamo se ci sarebbe stata uguale rapidità qualora il contenzioso fosse stato di altra natura. È proprio con questa decisione che si crea caos nella gestione delle richieste di permesso di soggiorno; almeno fino al 13 ottobre prossimo, data della prima udienza al Consiglio di Stato, e forse anche oltre”. 

Secondo Piccinini, “i cittadini immigrati regolari che vivono lavorano, pagano tasse contributi in Italia non meritano un tale trattamento da parte di uno Stato che si definisce civile”. “Da parte nostra, come Inca – avverte -, non mancheremo di tutelare e rappresentare in ogni sede, politica, istituzionale e giudiziaria, i diritti di questi cittadini e l’affermazione di un principio che la Corte di Giustizia Europea ha già riconosciuto vincolando su questo il Governo italiano che, invece, dimostra di fregarsene”.

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