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Vaccino coronavirus, domande e risposte sulla barriera anti Covid

L’annuncio dell’arrivo del vaccino contro il coronavirus ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti. Con la novità, però, sono stati sollevati una serie di interrogativi a riguardo. Basterà a sconfiggere completamente il Covid? Quando sapremo che tipo di immunità offrirà? E’ necessario che lo faccia tutta la popolazione? Vediamo di rispondere alle principali domande.

Vaccino, sarà sufficiente a sconfiggere il coronavirus?

Ancora non si può rispondere a questa domanda. Le cariche virali si ridurranno notevolmente, ma non è chiaro se questo sarà sufficiente a eliminarlo completamente dalla circolazione. Come spiega a Repubblica l’immunologo dell’università di Modena e Reggio Emilia Andrea Cossarizza, “in linea teorica, una persona vaccinata potrebbe venire a contatto con il virus senza presentare alcun sintomo, mantenere semmai per un breve periodo una quantità di patogeno molto ridotta nell’organismo, ed essere incapace di contagiarne altre“. Questo significa una graduale riduzione delle quantità di virus che circolano nella comunità, quindi la convivenza con il Covid “smetterebbe di creare problemi così drammatici”.

Non è chiaro, però, se creerà un’immunità sterilizzante. Ancora è troppo presto definirlo. Sarà infatti necessario analizzare i dati dei singoli volontari delle sperimentazioni per capirlo. Certe cose si chiariranno solamente con il tempo: per esempio, la durata della protezione del vaccino ancora non è prevedibile. Si stima, infatti, che dopo circa un anno l’immunità possa svanire, e che a quel punto sarà necessario ripeterlo. Detto questo, però, creerà comunque una serie di benefici e, probabilmente, ci permetterà di uscire dallo stato d’emergenza.

Coronavirus vaccino, è meno efficace sugli anziani?

Purtroppo, normalmente i vaccini hanno meno efficacia sugli anziano, poiché presentano meno risposte immunitarie rispetto ai giovani. A riguardo, però, la Pfizer ha dichiarato che “i partecipanti iscritti allo studio clinico di fase 3 hanno un’età variabile tra i 16 e gli 85 e provengono da diverse etnie. Attualmente sono stati iscritti oltre 43mila partecipanti e il 41% ha un’età compresa tra i 56 e gli 85 anni. Il nostro trial includerà persone con HIV cronico, stabile e con infezione da epatite B/C” così da poter capire ancora meglio la risposta.

Inoltre, il dubbio riguardo agli anziani dovrebbe risolversi grazie alla tecnica utilizzata con la base mRNA. Questa, infatti, consente al vaccino di adattarsi rapidamente a potenziali mutazioni del virus. Dal punto di vista della sicurezza, poi, dovrebbe essere meno infettivo e non è necessario un vettore virale per inocularlo. “Per questa ragione, i vaccini a mRNA non presentano alcun rischio di risposta anticorpale neutralizzante nei confronti del vettore, consentendo così un potenziamento ripetuto, cosa che si rivelerà cruciale nel caso in cui in futuro dovessero essere raccomandati dei richiami della vaccinazione”, hanno sottolineato dalla Pfizer.

Probabilmente ne servirà più di uno

Come già evidenziato in altre occasioni, è probabile che sarà necessario somministrarlo due volte. “L’idea potrebbe essere ancor più valida se si utilizzassero vaccini che usano antigeni e strategie diverse”, ha spiegato Cossarizza. Stando alle sperimentazioni effettuate fino adesso, infatti, la maggior parte dei candidati allo studio ha bisogno di due dosi. Anche questo, però, dipenderà da quanto durerà l’immunità.

L’obiettivo da raggiungere è l’immunità sterilizzante: “Il ruolo del vaccino è attivare varie parti del sistema immunitario, ostacolare l’ingresso del virus nelle nostre cellule ed eliminare le cellule infettate”. Quando avviene l’eliminazione del microrganismo, la persona che aveva il virus non è più infetta e quindi non è più in grado di contagiare. A quel punto si è raggiunta l’immunità sterilizzante. Senza questa, invece, c’è la possibilità di continuare ad avere persone senza sintomi, ma comunque in grado di contagiare.

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