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Il ruolo del mediatore in ambito sanitario

Potrebbe essere la chiave per un approccio più adeguato e incisivo Roma – 19 maggio 2008 – La nostra Organizzazione Sindacale in questi anni, come è nella propria tradizione e nel significato  che tutto il Sindacato assume in questo ambito, ha maturato la consapevolezza che un problema così pressante e importante deve necessariamente partire dall’analisi della realtà, dal confronto con le istituzioni e il privato sociale.

È giusto e doveroso che il Sindacato approfondisca con le Comunità Straniere nel nostro Paese, con gli Enti Locali, con la Scuola, le famiglie, con il mondo del lavoro tematiche così delicate e preoccupanti che hanno risvolti in ambito sociale e sanitario. La promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto alle nuove ma vecchie malattie della povertà rivestono un aspetto fondamentale per la migliore integrazione.

I problemi connessi al fenomeno dell’immigrazione vedono risvolti ancora più inquietanti. Se pensiamo ad esempio alle problematiche connesse al fenomeno dei minori non accompagnati.

L’attenzione è rivolta soprattutto ai minori per i quali l’UGL Sei si è impegnato proprio in questi giorni, con un convegno, per il miglioramento dell’accoglienza dei minori stranieri, proponendo, fra le altre cose, delle strategie finalizzate attraverso un vero e proprio decalogo per l’attuazione di  un dibattito costruttivo, per una migliore programmazione, per l’inserimento scolastico, per il sostegno alle famiglie.

Negli ultimi sette anni sono stati circa 50 mila i minori stranieri non accompagnati che hanno raggiunto l’Italia. Di questi, 6.500 sono arrivati nel 2006, 1.335 sono sbarcati sulle coste. Il 73% ha un’età compresa tra i 15 e i 17 anni mentre il 25% tra i 7 e i 14 anni. Provengono dalla Romania (37%), dal Marocco (22%), dall’Albania (15%).

Abbiamo sollecitato, fra l’altro, una cabina di regia a livello istituzionale sulla materia; il potenziamento del ruolo delle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese; un rafforzamento dell’attività di vigilanza ed ispettiva contro il lavoro nero e lo sfruttamento minorile ed abbiamo avviato una campagna informativa nei paesi di origine con l’apertura di sedi decentrate all’estero sulle condizioni di vita, di studio e di lavoro in Italia.

I minori più di altre categorie sono soggetti deboli. Se poi sono soli e stranieri il rischio di devianza è ancora più elevato, così come quello di finire nella rete della criminalità o in stato fisico debilitato e di abbandono.

I minori stranieri, anche se entrati clandestinamente in Italia sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla convenzione Onu sui diritti del fanciullo, che si applica ai minori senza discriminazioni.

In base alla normativa italiana infatti questa categoria di bambini ha diritto di ricevere protezione e assistenza, essere iscritta a scuola, ricevere assistenza sanitaria e ottenere il permesso di soggiorno.

Il paradosso però è che quando raggiungono la maggiore età non è automatico il rinnovo del permesso per rimanere legalmente in Italia e quindi, diventano nuovamente clandestini; per questo è necessario semplificare l’accesso ai diritti fondamentali dei bambini. L’auspicio è che si continui nello sforzo di relazionarsi a questa realtà in modo sempre più scientifico e completo, facendo emergere dal mondo degli invisibili tutti questi minori non accompagnati.

È evidente come la salute sia imprescindibilmente legata all’ambiente sociale in cui i contesti socio economici incidono prima che fattori genetici, biologici chimici e fisici.

La condizione socio-culturale degli immigrati influenza il rischio di malattie, la diffusione, il decorso e spesso l’esito della malattia.

È dimostrato come un modello valido di welfare deve integrare un servizio sanitario nazionale, solidale, pubblico ed universale, e deve riscontrarsi sempre con i cittadini immigrati e con i minori immigrati, le cui disuguaglianze economiche, sociali e culturali sono determinanti per l’accesso ai servizi sanitari.

È necessario dunque, acquisire nuovi piani organizzativi sul territorio attraverso l’introduzione di strumenti e tecniche per incidere a diversi livelli sulla prevenzione e sulla diffusione della cultura della prevenzione.

Sono note le patologie legate al fenomeno dell’immigrazione, sviluppo delle malattie infettive, parassitosi, alcoolismo. Nel nostro Paese, sono state registrate recrudescenze di alcune malattie infettive quasi totalmente scomparse come la tubercolosi, ma anche malattie legate a carenze alimentari e alla sottonutrizione.

Riteniamo che l’incontro con il cittadino migrante debba avvenire attraverso categorie specializzate che valutino il cittadino minore o adulto nel contesto della sua provenienza e i mediatori interculturali potrebbero essere la chiave per l’approccio più adeguato e incisivo.

Oggi possiamo dire che per quello che riguarda la conoscenza dei diritti dell’immigrazione grazie all’attivazione degli sportelli unici per l’immigrazione, l’attività sindacale, il mondo dell’associazionismo grandi passi in avanti sono stati fatti nel trasfondere i diritti verso i cittadini immigrati, ancora in itinere è l’attuazione di una politica socio sanitaria volta alla tutela del diritto alla salute degli immigrati.

In ultimo, ma non per importanza c’è l’aspetto della solitudine degli immigrati per la quale incidono negativamente la lontananza e la mancanza della famiglia sulla sfera psicologica e psichiatrica a causa della difficoltà burocratica dei ricongiungimenti familiari

Nella convinzione che, la salute sia un diritto dovere sul piano sociale ma ancora primo etico per la dignità degli individui soprattutto in condizioni di debolezza riteniamo necessario innanzi tutto l’attuazione di una riorganizzazione dei servizi sanitari per garantire maggiori interventi di tipo formativo rivolti agli operatori e informativo e di sostegno per l’utenza immigrata. Le Regioni in questo senso potrebbero svolgere un ruolo chiave nella programmazione del Servizio Sanitario Regionale attraverso l’attivazione di unità specifiche dedicate all’assistenza sanitaria dei cittadini immigrati, ma troppo spesso è carente l’informazione e l’accesso a questi servizi.

Attualmente sono stati attivati da parte delle Università percorsi di specializzazione in materia di medicina transculturale, delle Emarginazioni e Immigrazioni che offrono una preparazione specialistica ma è necessario parallelamente incentivare e promuovere le associazioni e le istituzioni che attraverso medici volontari e del servizio pubblico possano offrire prestazioni e assistenza per la strada con l’uso di camper attrezzati per una prevenzione ed informazione sulla salute.

Alla luce di queste emergenze è evidente come sia necessario il rafforzamento di competenze specifiche verso l’immigrazione attraverso l’impegno dei mediatori interculturali, degli insegnanti di italiano, dei medici e specialistici del settore socio – sanitario per far fronte ai cambiamenti sociali nel nostro Paese.

L’UGL SEI propone l’introduzione della figura del mediatore interculturale settoriale al fine di avviare specifiche competenze incentrate principalmente su aspetti comunicativi e di legislazione del lavoro, compresi l’igiene e la sicurezza, si dovrà legare una formazione di tipo più marcatamente specialistica relativa alle normative tecniche specifiche di ogni settore. Un percorso che, peraltro, è stato tratteggiato in diversi documenti, compreso uno studio del Cnel, nel quale si individua una preparazione in due step. Il primo passaggio prevede tre moduli dedicati alla comunicazione e alle relazioni interculturali, alla normativa vigente e alla organizzazione e ai servizi.

Nel secondo blocco, invece, sono previsti interventi ad hoc a seconda dell’ambito di impiego del mediatore culturale, per cui si hanno approfondimenti relativi alle aree socio-sanitaria, educativa-scolastica, sicurezza e giustizia, emergenza e prima accoglienza, lavoro.

In conclusione dunque alla luce delle analisi esposte, il Sei UGL propone alle istituzioni e al privato sociale un decalogo per un “dibattito costruttivo”, un contributo che possa andare oltre alle logiche di parte per approdare ad un documento condiviso e, soprattutto, aperto alle migliori esperienze che evidenzi, finalmente, cosa serve al Paese.

IL DECALOGO PER UN DIBATTITO COSTRUTTIVO
1.    La cabina di regia:
Una cabina di regia è necessaria per una migliore forma di coordinamento. Gli interventi in materia di immigrazione sono sempre stati di tipo orizzontale, con competenze spacchettate su più ministeri (interni, esteri, salute, solidarietà sociale, pubblica istruzione, economia, lavoro, famiglia) ai quali si aggiungono iniziative diverse da regione a regione in una ottica che di fatto traduce un concetto positivo: la sussidiarietà, in una pratica quotidiana dagli scarsi risultati pratici.
Per ovviare a ciò, è quindi necessario riscrivere i rapporti istituzionali, approdando ad un coordinamento degli interventi in materia di immigrazione che sia effettivo e non di specie.

2. Il sostegno alle famiglie:
La famiglia, quale nucleo fondante della società, occupa un ruolo fondamentale nell’indirizzare il fenomeno dei minori immigrati non accompagnati su binari che comunque permettano all’adolescenza di vivere la propria età e il proprio sviluppo psico-fisico in forma corretta e non deviata. Sia che sia formata da componenti di nazionalità italiana, sia che questi stessi siano in parte o del tutto stranieri, la famiglia, se opportunamente sostenuta dalle istituzioni, può produrre gli anticorpi per affrontare in maniera efficace la devianza minorile, contribuendo così alla maturazione e alla responsabilizzazione delle giovani generazioni.

3. Aperti alle rappresentanze:
Le organizzazioni dei lavoratori, le associazioni datoriali e, più in generale, il mondo del privato sociale hanno, in questi anni, attivato puntuali meccanismi di assistenza e di tutela dei cittadini stranieri presenti in Italia. Una attività che ha prodotto risultati importanti in tema di accoglienza, come anche di raccordo con i Paesi di origine con l’avvio, ad esempio, di percorsi formativi e di processi di ricongiungimento familiare. In un’ottica di sussidiarietà, questo ruolo va oggi ulteriormente potenziato.

4. Risorse per crescere:
Non è assolutamente esagerato affermare che ci si trova davanti a fenomeni epocali, quando si parla di immigrazione. Ed allora, per fronteggiare le sfide che ad ogni giorno si rinnovano, ad iniziare proprio da quella per l’acco-glienza e il sostegno ai fanciulli e agli adolescenti immigrati, è fondamentale che siano individuate adeguate risorse economiche. Se veramente si crede nella cooperazione istituzionale,gli enti locali debbono essere messi in condizione di poter programmare gli interventi avendo come punto di riferimento le esigenze e non invece le ridotte disponibilità finanziarie.

5. Mediatore culturale formato e pagato per la propria
professionalità:
Passare dalla fase dell’improvvisazione a quella della programmazione per quanto riguarda la mediazione culturale. Chi opera, magari già da anni, con i cittadini stranieri, in particolare con i minori, deve vedere valorizzata la propria professionalità attraverso un percorso formativo propedeutico e di long life term,a garanzia anche dell’immigrato utente. Occorre quindi predisporre dei percorsi
formativi standard validi su tutto il territorio nazionale. È poi fondamentale che le parti sociali definiscano un Protocollo di intesa per il riconoscimento della figura del mediatore culturale all’interno dei contratti collettivi di lavoro di riferimento.

6. La centralità della scuola:
La scuola è da sempre veicolo di crescita psico-fisica delle giovani generazioni. Oggi è chiamata ad affrontare, come istituzione, una sfida nuova, simile, per molti versi, a quella che in passato ha permesso al nostro Paese di uscire da un analfabetismo diffuso. La presenza di tanti giovanissimi immigrati negli istituti scolastici impone, però, la necessità di assicurare ai docenti e al personale impiegato una costante preparazione, sia in termini di contenuti sia per modalità di insegnamento. Per far questo, occorrono, in primo luogo, risorse, ma anche certezze; in questi anni, troppe riforme hanno finito per far perdere
alla scuola l’autorevolezza conquistata al prezzo del sacrificio civico di tanti docenti che, pur se sottopagati e scarsamente valorizzati sotto il profilo professionale, non sono mai venuti meno alla missione di educare i giovani al rispetto dei valori e alla conoscenza.

7. Contro il lavoro nero e lo sfruttamento:
Lo sfruttamento del lavoro minorile, in coerenza con il dettato costituzionale e con la Carta fondamentale dei diritti dei cittadini dell’Unione europea, deve essere contrastato attraverso il rafforzamento della attività di vigilanza ed ispettiva degli organi competenti. Il numero degli infortuni sul lavoro, anche mortali, è e resta troppo alto per potersi permettere di allentare la presa, soprattutto all’indomani della definizione di un Testo unico di raccordo e razionalizzazione della normativa in materia
di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Di lavoro, purtroppo, si può morire anche lentamente, soprattutto se ad essere sfruttato lungo una strada o ad un semaforo è una giovane o un giovane ai quali viene negata l’infanzia.
Come sollecitato anche dal gruppo di lavoro presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è opportuna la creazione di un osservatorio sul fenomeno della tratta, con particolare riferimento a quella che coinvolge i minori.

8. Comprendere la realtà:
La lettura del fenomeno dell’immigrazione nel nostro Paese è particolarmente complessa, sia qualitativamente che quantitativamente. Per tale ragione, appare necessario arrivare ad una reale condivisione delle banche dati, così da avere un quadro che sia il più chiaro possibile.
Senza avere certezza dei numeri, non è possibile avere contezza delle risorse che servono per affrontare compiutamente il processo di integrazione dei minori stranieri presenti in Italia. In questo senso è altresì fondamentale che le istituzioni e gli enti interessati, sia pubblici che privati, nella raccolta dei dati distinguano in base all’età e al sesso, mentre appare non più rinviabile la definizione di un Protocollo nazionale per l’accertamento della età.

9. Accoglienza e diritti:
Il minore, in quanto tale, necessita di una attenzione particolare da parte delle istituzioni. Se poi si tratta di adolescenti stranieri non accompagnati, allora diventa ancora più evidente come serva uno sforzo ulteriore per assicurare l’accoglienza e la pienezza dei diritti. In questo senso, vanno quindi potenziate le strutture dedicate alla cura dei minori, favorendo laddove possibile il collocamento all’interno delle famiglie. Si deve altresì operare per mettere in rete le migliori esperienze elaborate dagli enti locali; fra queste andrà considerata anche l’istituzione della figura del Garante dell’infanzia e della adolescenza,
prevista nella Convenzione di New York del 20 novembre del 1989.

10. Comunicare con successo:
L’avvio di una campagna informativa nei Paesi di origine è fondamentale per mettere il minore a conoscenza di quelle che sono le condizioni di vita, di studio e di lavoro italiane. È quindi auspicabile il coinvolgimento dei governi e della stessa Unione europea per avviare una capillare iniziativa che, partendo dalle scuole e utilizzando la televisione e gli altri organi di informazione, possa contribuire a scoraggiare forme di immigrazione “al buio”, senza il supporto di familiari o di una rete parentale, spesso precondizione per situazioni difficilmente gestibili che poi conducono a fenomeni di devianza.

Luciano Lagamba
Presidente S.E.I. U.G.L.

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