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Autocertificazioni. Condannati alle file: ancora una proroga per gli immigrati

Le banche dati della PA non comunicano, così i cittadini stranieri dovranno ancora fare il giro degli uffici per chiedere un pezzo di carta. Almeno fino al 30 giugno 2015

Roma – 9 settembre 2014 – Anche stavolta niente da fare. Mentre gli italiani si sgravano da un bel po’ di burocrazia grazie alle nuove norme sull’autocertificazione, gli immigrati devono continuare a mettersi in fila in questo o in quell’ufficio pubblico per recuperare pezzi di carta che la legge considera ancora indispensabili.

Questa storia va avanti dal 2012, quando una legge ha sancito che gli uffici pubblici non possono richiedere o rilasciare certificati che contengano dati già in possesso di altri uffici pubblici e che devono essere utilizzati nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Con un’eccezione: la regola non vale per “le speciali disposizioni contenute nelle leggi e nei regolamenti concernenti la disciplina dell’immigrazione e la condizione dello straniero”.

Quindi, per esempio, un cittadino straniero, può autocertificare come tutti gli italiani la sua residenza, che non c’entra nulla con le norme sull’immigrazione. Però quando chiede il rinnovo di un permesso per studio deve fornire alla Questura un certificato dell’università in cui si attesta che ha sostenuto un adeguato numero di esami e se vuole un permesso per attesa occupazione deve prima passare al centro per l’impiego a  ritirare il certificato di iscrizione al collocamento.

L’eccezione si giustificava con la scarsa comunicazione tra database pubblici. Per utilizzare gli stessi esempi: Questure, Università e Centri per l’Impiego non comunicavano telematicamente tra loro, quindi sarebbe macchinoso verificare eventuali autocertificazioni.

Così era nel 2012, ma si sperava che la situazione migliorasse, tanto che una nuova legge, nella primavera dello stesso anno, aveva eliminato la clausola anti immigrati a decorrere dal 1 gennaio 2013, presumendo che per allora la Pubblica Amministrazione si sarebbe adeguatamente informatizzata.

Come si temeva, non è stato così ed è partita una serie di proroghe. Prima al 30 giugno 2013, poi al 31 dicembre 2013, quindi al 30 giugno 2014. Ora, ma nessuno si stupisce più, è arrivato l’ennesimo “vedremo” e stavolta è lungo un anno. Il Decreto Legge del 22 agosto 2014, n. 119 ha stabilito che, in fatto di autocertificazioni, italiani e immigrati saranno davvero uguali solo a partire dal “30 giugno 2015”.  

Succederà davvero? Si accettano scommesse.

Elvio Pasca
 

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