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Controlli alle frontiere, Piantedosi risponde all’Ue: «Sono un pilastro della sicurezza nazionale»

Roma, 4 giugno 2026 – I controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen restano al centro del confronto tra Roma e Bruxelles. Dopo il monito dell’Unione europea a nove Paesi membri affinché procedano a una graduale eliminazione delle verifiche ai confini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rivendica la scelta italiana e definisce i controlli una misura «strategica» e un «pilastro fondamentale» per la sicurezza nazionale e per l’antiterrorismo su scala europea.

Il riferimento è in particolare alla frontiera con la Slovenia, dove il presidio italiano resterà attivo per altri sei mesi, fino al 18 dicembre 2026. La sospensione dell’applicazione ordinaria di Schengen su quel tratto di confine era stata introdotta il 21 ottobre 2023, in un contesto segnato dalle tensioni internazionali, dalla pressione migratoria lungo la rotta balcanica e dai timori legati a possibili infiltrazioni criminali e terroristiche.

Secondo i dati richiamati dal ministro, dall’inizio dei controlli sono state segnalate circa 600 persone nella banca dati Sis, il Sistema informazione Schengen, per profili considerati a rischio in relazione a sicurezza nazionale, terrorismo, criminalità organizzata e fenomeni di radicalizzazione. A fine maggio risultavano inoltre controllate 1,5 milioni di persone e verificati oltre 705mila veicoli. Nel corso delle attività sono stati rintracciati 11.346 stranieri irregolari che tentavano di entrare clandestinamente in Italia e sono stati effettuati 658 arresti, 280 dei quali per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Per Piantedosi, questi numeri dimostrano l’efficacia della misura. Il ministro sottolinea come le rotte migratorie, e in particolare quella balcanica, continuino a rappresentare un terreno di azione per trafficanti, reti illegali e organizzazioni criminali. In questo quadro, il rischio di infiltrazioni terroristiche viene indicato come uno degli elementi più delicati, soprattutto in una fase geopolitica definita instabile e preoccupante.

Il ministro richiama anche il ruolo dei trafficanti di esseri umani. Citando dati Europol, Piantedosi evidenzia che circa il 90% dei migranti irregolari arrivati in Europa si sarebbe affidato a reti di trafficanti per una parte o per l’intero viaggio. Le stime europee citate dal quotidiano Il Piccolo indicano inoltre che il traffico globale di migranti genera un giro d’affari compreso tra 4,7 e 6 miliardi.

La posizione del Viminale appare dunque netta: i controlli non vengono presentati come una deroga emergenziale fine a sé stessa, ma come uno strumento di prevenzione. Secondo Piantedosi, le somme pagate dai migranti alimentano direttamente le organizzazioni criminali e possono contribuire anche al finanziamento di reti terroristiche. Da qui la necessità, secondo il governo italiano, di mantenere alta l’attenzione lungo i confini più esposti.

Il nodo politico resta però il rapporto con Schengen, uno dei pilastri della libera circolazione europea. Bruxelles chiede agli Stati membri di tornare progressivamente alla normalità, limitando i controlli interni a situazioni davvero eccezionali e temporanee. L’Italia, al contrario, sostiene che l’eccezionalità del momento non sia ancora superata e che la sicurezza debba prevalere sulla piena riapertura dei confini interni.

La proroga fino a dicembre dei controlli al confine sloveno conferma quindi una linea di prudenza. Per il governo, la misura serve a contrastare ingressi irregolari, traffico di esseri umani e possibili minacce alla sicurezza. Per l’Unione europea, invece, la sfida sarà evitare che la moltiplicazione dei controlli interni finisca per indebolire uno degli strumenti simbolo dell’integrazione comunitaria: la libera circolazione nello spazio Schengen.

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