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“Danno più di quanto ricevono”: il contributo economico dei migranti in Italia secondo l’Oim

Roma, 6 novembre 2025 – L’immigrazione non è una spesa, ma una risorsa per l’Italia. È il messaggio chiaro lanciato da Salvatore Sortino, direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), intervistato da ANSAmed in occasione della presentazione della XXXI edizione del MedFilm Festival, che si terrà a Roma dal 6 al 16 novembre.

Secondo Sortino, i dati parlano da soli: “A fronte delle spese sostenute nel 2024 per l’accoglienza dei migranti abbiamo un saldo positivo di oltre un miliardo di euro.” Una cifra che conferma quanto già indicato dal rapporto annuale 2025 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, secondo cui i lavoratori stranieri hanno prodotto 177 miliardi di valore aggiunto, pari al 9% del PIL nazionale, con un ruolo decisivo nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia.

Ma il contributo dei migranti non è solo economico: è anche demografico. L’Italia, ha ricordato Sortino, è “un Paese di emigrazione”, dove ogni anno molti giovani partono per motivi di studio o di lavoro. In un contesto di invecchiamento della popolazione, l’arrivo di nuovi migranti contribuisce a mantenere un equilibrio fondamentale per la sostenibilità del sistema produttivo e previdenziale.

Sortino ha inoltre evidenziato come il profilo migratorio del Paese sia cambiato negli ultimi quindici anni: “Se un tempo prevalevano le migrazioni per motivi lavorativi, oggi sono sempre più frequenti quelle per ragioni umanitarie, di protezione internazionale o di ricongiungimento familiare.” Oggi in Italia ci sono circa 2,5 milioni di occupati stranieri, segno di un’integrazione già in corso ma ancora incompleta.

“Esiste un potenziale inespresso,” ha aggiunto Sortino, riferendosi ai molti lavoratori migranti impiegati in mansioni a bassa qualificazione per la difficoltà di riconoscimento dei titoli di studio e competenze professionali acquisite nei Paesi d’origine. “Serve una maggiore integrazione lavorativa e il coordinamento delle politiche migratorie, territoriali e occupazionali.”

L’Oim, ha ricordato, è già impegnata su più fronti: dalla collaborazione con l’Ispettorato del lavoro per contrastare il caporalato, fino ai progetti con gli enti locali e le istituzioni nazionali per rafforzare le reti di integrazione sociale e culturale.

Un passaggio chiave riguarda il nuovo decreto flussi, che ha aumentato il numero di quote di ingresso per motivi di lavoro. “L’Italia sta sperimentando una doppia sfida: da un lato, il contenimento della migrazione irregolare; dall’altro, il riconoscimento dell’importanza della forza lavoro straniera per la crescita economica,” ha affermato Sortino.

Infine, il direttore dell’Oim ha ribadito che solo un’inclusione piena potrà generare benefici duraturi: “Integrare i migranti significa farli uscire dalla segregazione lavorativa, garantire salari più alti, minore vulnerabilità, stabilità occupazionale e un ruolo più attivo nella società, non solo a livello economico, ma anche culturale e fiscale.”

Un messaggio forte e pragmatico: i migranti, se valorizzati e integrati, non sono un costo, ma una ricchezza per il futuro dell’Italia.

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