Roma, 26 novembre 2025 – Il Senato ha approvato in via definitiva il decreto flussi, confermando il testo licenziato dalla Camera e rendendolo legge dello Stato. Il voto, espresso per alzata di mano, ha visto la maggioranza favorevole e le opposizioni contrarie, a conferma di una misura che continua a dividere il panorama politico italiano. Il provvedimento interviene su diversi aspetti legati ai permessi di soggiorno, sia ordinari che stagionali, introducendo in più punti deroghe alla legge Bossi-Fini e recependo alcune richieste avanzate dal mondo delle imprese, soprattutto in relazione alla carenza di forza lavoro.
Il decreto introduce un limite massimo di trenta giorni per il rilascio del nulla osta al lavoro, accelerando le procedure per l’ingresso di lavoratori extra Ue. Prevede inoltre un’estensione a dodici mesi, fino al 31 dicembre 2027, del termine entro cui presentare la domanda di visto di ingresso dopo i percorsi di formazione nei Paesi di origine. Un cambiamento rilevante riguarda anche i permessi concessi per protezione sociale, vittime di tratta, grave sfruttamento e caporalato, che passano da sei mesi a un anno, offrendo una maggiore stabilità alle persone coinvolte.
Una novità significativa riguarda l’accesso all’assegno di inclusione da parte dei titolari di permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale e per vittime di violenza domestica, ai quali non si applicheranno più i requisiti stringenti di cittadinanza e residenza finora previsti. Il governo proroga poi fino al 2028 la possibilità di ingressi extra-quote per un massimo di 10.000 lavoratori, destinati al settore dell’assistenza familiare e sociosanitaria, estendendo per la prima volta la misura anche ai servizi di cura per bambini da 0 a 6 anni.
Cambia la cornice organizzativa dei programmi di volontariato, che non avranno più una programmazione annuale ma triennale, mentre si allunga da novanta a centocinquanta giorni il termine massimo per il rilascio del nulla osta al ricongiungimento familiare. Si amplia anche la partecipazione al Tavolo per il contrasto al caporalato, ora aperto anche agli enti religiosi civilmente riconosciuti, segnando un ulteriore passo verso la stabilizzazione degli strumenti di lotta allo sfruttamento lavorativo in agricoltura.
In aula, la senatrice Michaela Biancofiore ha rivendicato con entusiasmo un provvedimento che, secondo la maggioranza, “riapre con serietà i flussi regolari”, assicurando al Paese maggiore sicurezza e alle imprese la forza lavoro legale di cui hanno bisogno. Biancofiore ha inserito il decreto nello schema più ampio dell’azione di governo, lodando il ruolo personale della premier Giorgia Meloni, la strategia del Piano Mattei, gli accordi internazionali come quello con l’Albania e la volontà di restituire all’Italia un ruolo centrale nelle politiche europee. Il messaggio è chiaro: più controlli sulle aziende, suddivisione delle quote in base alle esigenze reali e sanzioni per chi viola le regole.
Di segno completamente opposto l’analisi del senatore Ivan Scalfarotto di Italia Viva, che denuncia l’incapacità del governo di affrontare l’immigrazione come fenomeno strutturale. Secondo Scalfarotto, il decreto flussi rimane legato alla logica inefficace del click day, mentre il Paese avrebbe bisogno di una strategia organica che favorisca la integrazione e risponda ai profondi problemi demografici che minacciano il futuro del welfare italiano. Le sue parole mettono in luce un sistema che, con le regole attuali, trasforma rapidamente in irregolari quei lavoratori stranieri che perdono l’occupazione per poche settimane, alimentando marginalità e terreno fertile per la devianza e per la retorica della paura.
Italia Viva ha presentato un disegno di legge volto a superare gli aspetti più critici della Bossi-Fini, proponendo tempi più ragionevoli per chi è in cerca di un nuovo impiego e chiedendo di trasformare quella che oggi appare come un’emergenza continua in una opportunità per il Paese. Un’opportunità che, secondo le opposizioni, il decreto appena approvato non coglie.
Il nuovo impianto normativo rappresenta dunque un compromesso tra esigenze produttive, controlli più stringenti e tentativi di riforma, ma lascia aperto il dibattito più profondo e politico: come affrontare l’immigrazione non come un’urgenza temporanea, ma come un elemento strutturale della società italiana ed europea.


