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L’Ue richiama gli stati membri: “Il permesso di soggiorno non è un assegno in bianco per circolare”

Roma, 11 febbraio 2026 – Nel pieno del dibattito europeo sulla sanatoria annunciata dalla Spagna per la regolarizzazione di circa 500mila migranti, il commissario Ue agli Affari interni, Magnus Brunner, ha ribadito un principio chiave del diritto dell’Unione: un permesso di soggiorno rilasciato da uno Stato membro non equivale a un lasciapassare automatico per circolare liberamente in tutta l’Ue.

Intervenendo al Parlamento europeo, Brunner ha sottolineato che ogni Stato membro deve garantire che le proprie decisioni in materia migratoria non producano effetti negativi sugli altri Paesi dell’Unione. Il riferimento è diretto alla misura varata dalla Spagna, che prevede una vasta regolarizzazione di cittadini stranieri attualmente presenti sul territorio.

Le regole Ue in caso di sanatorie

Secondo il commissario, il quadro normativo europeo è chiaro anche nel caso di regimi di regolarizzazione nazionale. Se una persona in possesso di un permesso di soggiorno rilasciato da uno Stato membro viene trovata in situazione irregolare in un altro Paese dell’Ue, oppure presenta domanda di asilo altrove, deve fare ritorno nello Stato che ha emesso il titolo di soggiorno.

Si tratta di un meccanismo volto a evitare movimenti secondari non autorizzati e a garantire una gestione coordinata dei flussi migratori. In sostanza, il permesso di soggiorno nazionale consente la permanenza legale nello Stato che lo ha rilasciato, ma non conferisce automaticamente il diritto di stabilirsi in un altro Stato membro.

Il principio di responsabilità condivisa

Le parole di Brunner richiamano un principio fondamentale dell’Unione europea: la responsabilità condivisa tra Stati membri. Le politiche migratorie restano in parte competenza nazionale, ma devono essere esercitate nel rispetto delle norme comuni e con attenzione agli effetti sull’intero spazio europeo.

Il messaggio politico è chiaro: le sanatorie possono essere strumenti legittimi di politica interna, ma devono inserirsi nel quadro giuridico dell’Ue e rispettarne le regole. Come ha concluso il commissario, è “piuttosto ovvio” attendersi che anche le recenti misure annunciate dalla Spagna vengano applicate in coerenza con tali principi.

Il dibattito resta aperto, soprattutto alla luce delle nuove dinamiche migratorie e delle riforme in corso a livello europeo. Tuttavia, la linea tracciata da Bruxelles è netta: un permesso di soggiorno non è un assegno in bianco per circolare nell’Unione.

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