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Malta sotto accusa per mancati soccorsi ai migranti nel Mediterraneo centrale

Roma, 29 dicembre 2025 – Le autorità di Malta tornano al centro delle polemiche per presunte omissioni di soccorso nei confronti dei migranti nel Mediterraneo centrale. Nel giro di una sola settimana, almeno due episodi hanno sollevato accuse gravi da parte delle organizzazioni umanitarie, che denunciano una sistematica mancanza di collaborazione nelle operazioni di ricerca e soccorso (SAR).

Il 26 dicembre, un gruppo di 34 richiedenti asilo è stato soccorso dalla nave mercantile MV MARIDIVE 703 all’interno della zona SAR maltese. A quasi 48 ore dall’intervento, le persone risultavano ancora bloccate in mare, senza l’autorizzazione a sbarcare in un porto sicuro. Gli attivisti di Alarm Phone, la linea di emergenza per i migranti in difficoltà, hanno denunciato il silenzio delle autorità maltesi sullo stato del gruppo, segnalando il rischio di respingimento forzato verso la Tunisia, paese che non è considerato un porto sicuro dal diritto internazionale.

Questo caso segue un altro episodio avvenuto all’inizio della scorsa settimana, quando le Forze Armate di Malta hanno negato di aver ricevuto richieste di soccorso da un’imbarcazione di migranti che sarebbe stata attaccata dalla guardia costiera libica proprio nella zona SAR di Malta. L’attacco avrebbe causato un morto e tre feriti, aggravando ulteriormente il quadro delle responsabilità e delle omissioni contestate.

Secondo Alarm Phone, le chiamate di emergenza rivolte a Malta restano spesso senza risposta. “Quando chiamiamo Malta, sentiamo una canzone registrata o ci dicono ‘siamo occupati’”, ha dichiarato la portavoce Hela Kanakane, evidenziando una prassi ricorrente che metterebbe a rischio vite umane.

I dati del Malta Migration Archive rafforzano le accuse: tra il 2020 e il 2024, Malta avrebbe soccorso solo il 2–3% delle persone in difficoltà nella propria zona SAR, mentre sarebbero aumentati i ritorni verso la Libia, pratica contestata per le violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione libici.

Questi episodi si inseriscono in un contesto di crescente mortalità lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nel 2025 almeno 1.190 persone sono morte o risultano disperse in mare. Un bilancio drammatico che riaccende il dibattito sulle responsabilità degli Stati costieri, sul rispetto del diritto internazionale e sull’urgenza di garantire soccorso tempestivo e sbarchi in porti sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà.

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