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Giubileo a Roma, ma per una famiglia colombiana è un incubo amministrativo

Roma, 29 dicembre 2025 – Doveva essere un viaggio a Roma per visitare il Vaticano prima della fine del Giubileo. Si è trasformato invece in una vicenda dai contorni kafkiani, tra abusi amministrativi, trattenimenti illegittimi e decreti di espulsione manifestamente infondati. Protagonista una famiglia colombiana residente in Spagna, finita nel mirino delle autorità italiane poche ore dopo il suo arrivo.

La storia, pubblicata su il Manifesto, racconta come padre e figlio maggiorenne siano stati rinchiusi nel Cpr di Ponte Galeria, mentre madre e figlia si sono viste ritirare il passaporto, con l’obbligo di presentarsi due volte a settimana alla Questura di Roma.

La famiglia era entrata regolarmente in Italia dall’aeroporto di Fiumicino, alloggiava in un B&B regolarmente registrato, ed era in possesso di biglietto di ritorno Roma–Barcellona previsto per il 23 dicembre 2025. Un quadro che, secondo ogni logica giuridica, avrebbe dovuto escludere qualsiasi trattenimento.

L’episodio scatenante è stato un alterco su un treno per una presunta integrazione del biglietto, culminato nell’intervento della polfer. Da lì, una catena di decisioni che ha portato a ignorare un fatto centrale: i cittadini colombiani erano titolari di un permesso di soggiorno spagnolo per richiesta di protezione internazionale, documento che consente di lavorare e di viaggiare nello spazio europeo.

«In vent’anni di lavoro nel diritto dell’immigrazione e oltre 2.500 udienze di convalida, non avevo mai visto nulla del genere», ha dichiarato l’avvocata Cristina Durigon, che ha assunto la difesa della famiglia. Durante l’udienza del 20 dicembre, tutta la documentazione è stata esibita davanti al giudice di pace, tanto che la stessa questura ha chiesto la liberazione immediata dei due uomini.

Il giudice ha definito sia il provvedimento di trattenimento sia il decreto di espulsione come «manifestamente infondati», ordinando la fine della detenzione. Più assurda, invece, la sorte inizialmente toccata alle due donne: il ritiro del passaporto e una misura alternativa confermata da un altro giudice, nonostante l’evidente assenza di irregolarità.

Solo l’intervento deciso della legale ha portato la questura a revocare in autotutela tutti i provvedimenti. Per riottenere i documenti e rientrare in Spagna è stata necessaria un’intera mattinata di trattative, alla vigilia della partenza.

Paradossalmente, proprio in quelle ore, alla figlia è stato notificato un nuovo permesso di residenza spagnolo. In Italia, però, il rischio di espulsione è rimasto fino all’ultimo. A restare, con certezza, è stata solo una cosa: una vacanza rovinata per sempre e la prova di come, anche durante il Giubileo, i diritti fondamentali possano essere sospesi senza motivo.

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