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Naufragio di Natale: 116 migranti dispersi nel silenzio delle autorità

Roma, 28 dicembre 2025 – Il naufragio più grave del 2025 nel Mediterraneo centrale si è consumato nei giorni di Natale, lontano dai riflettori mediatici e, secondo quanto denunciato da Sea-Watch, anche lontano da qualunque intervento di soccorso. A raccontarlo è Giorgia Linardi, portavoce dell’organizzazione, in un’intervista pubblicata su il Manifesto.

Secondo la ricostruzione di Alarm Phone, il naufragio sarebbe avvenuto nella notte del 19 dicembre al largo della Libia, causando la morte o la scomparsa di 116 persone. Le autorità erano state informate già dal 20 dicembre, ma non risultano operazioni di ricerca e soccorso attivate né dall’Italia né da Libia o Tunisia.

Una barca segnalata, nessun soccorso

Alarm Phone aveva trasmesso l’allerta, inclusa la segnalazione alla Guardia costiera italiana, ma l’unica attività rilevata è stata quella di sorvoli aerei. Sea-Watch riferisce di aver tracciato voli di Frontex il 20 e il 22 dicembre, senza però alcuna trasparenza sugli esiti delle osservazioni. «Sappiamo che la barca era nota alle autorità – spiega Linardi – ma non ci risultano interventi operativi».

Il 21 dicembre emerge anche la testimonianza di un possibile sopravvissuto, trovato in stato di shock da pescatori tunisini: un uomo che avrebbe riferito di essere l’unico scampato a un’imbarcazione partita da Zuwara. Le informazioni sono tuttora in fase di verifica, mentre le autorità libiche e tunisine hanno dichiarato di non aver effettuato soccorsi, citando le condizioni meteo avverse.

Il naufragio ignorato nei giorni di natale

La notizia ha avuto poca eco mediatica, complice la coincidenza con le festività. «Il naufragio più tragico dell’anno si è verificato nei giorni di Natale – osserva Linardi – ed è un simbolo potente dell’ipocrisia di chi richiama l’identità cristiana e l’immagine del presepe, ma tace davanti a centinaia di morti in mare».

Un silenzio che pesa ancora di più se confrontato con i dati complessivi: secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2025 nel Mediterraneo centrale si contano circa 1.200 tra morti e dispersi, mentre i migranti respinti verso la Libia superano quota 26.000.

Un anno di violenze e respingimenti

Il 2025 viene descritto come un anno estremamente violento lungo tutte le rotte del Mediterraneo. Sea-Watch denuncia 72 episodi documentati di violenza da parte delle cosiddette guardie costiere finanziate tramite accordi con i Paesi europei. Dal 2017, le persone respinte sarebbero circa 169.000. Non sono mancati nemmeno gli attacchi alle Ong, con colpi d’arma da fuoco contro navi civili registrati almeno in tre occasioni negli ultimi mesi.

Ong sotto accusa, ma senza alternative

A inizio dicembre, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rilanciato la tesi delle Ong come “pull factor”, parlando di un nuovo approccio repressivo. Un argomento che Linardi definisce privo di basi scientifiche: «Non sono 16 navi, 7 barche a vela e 4 aerei a determinare le migrazioni».

I numeri parlano di 35 fermi amministrativi, 300.000 chilometri in più imposti alle navi umanitarie per raggiungere porti lontani, e 760 giorni aggiuntivi di navigazione complessiva. Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo rafforza inoltre detenzioni, poteri di polizia, ispezioni e riduce la clausola umanitaria, aumentando il rischio di criminalizzazione del soccorso.

Morire in mare non è inevitabile

«Questa non è gestione del fenomeno migratorio – conclude Linardi – ma il tentativo di evitarlo, facendo finta che non ci riguardi, mentre centinaia di persone continuano a morire in mare». Nessuna strategia concreta, sottolinea Sea-Watch, viene messa in campo per creare vie legali e sicure di ingresso o un sistema europeo di ricerca e soccorso degno di questo nome.

Il naufragio di Natale, con i suoi 116 dispersi, resta così il simbolo di un fallimento politico e morale, consumato nel silenzio delle festività e nell’assenza di responsabilità.

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