Roma, 15 luglio 2025 – La tragedia nel Mediterraneo centrale continua a mietere vittime. Secondo l’ultimo aggiornamento pubblicato su X (ex Twitter) dalla Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) in Libia, almeno 317 persone sono morte e 286 risultano disperse lungo la rotta migratoria che attraversa il tratto di mare tra l’Africa settentrionale e l’Europa.
Il periodo preso in esame va dal 1° gennaio al 12 luglio 2025, un arco di tempo in cui la traversata del Mediterraneo si è confermata come una delle più pericolose al mondo per i migranti e i rifugiati in fuga da guerre, persecuzioni o miseria.
Nel medesimo periodo, 12.338 migranti sono stati intercettati in mare e riportati in Libia. Di questi, 10.653 sono uomini, 1.136 donne, 404 minori, mentre per 145 persone non sono disponibili dati sul genere.
Numeri che tornano a richiamare l’attenzione sulla crisi umanitaria che si consuma silenziosamente al largo delle coste libiche, spesso lontano dai riflettori dell’opinione pubblica e dai media internazionali. Le politiche di intercettazione e respingimento in mare, attuate in collaborazione con la guardia costiera libica, continuano a sollevare critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani, che denunciano i rischi di torture, abusi e detenzioni arbitrarie per coloro che vengono riportati nei centri di detenzione libici.
Nonostante gli appelli dell’ONU e delle organizzazioni internazionali per un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso, la situazione rimane drammatica. I dati dell’OIM rappresentano non solo delle statistiche, ma delle vite spezzate nel tentativo disperato di trovare protezione e dignità.


