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Migranti, le ong contro il ddl: “Si vuole estromettere il soccorso civile dal Mediterraneo”

Roma, 13 febbraio 2026 – Le principali organizzazioni impegnate nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo centrale lanciano un duro attacco contro il nuovo disegno di legge sull’immigrazione. Secondo le Ong, il provvedimento rappresenta “l’ennesima tappa” di una strategia volta a estromettere le navi umanitarie dalle operazioni di ricerca e salvataggio in mare, dopo la legge Piantedosi e il decreto Flussi.

A esprimere una posizione comune, preoccupata e fortemente critica, sono realtà come Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, SOS Humanity, SOS Mediterranee e Save the Children.

Secondo le organizzazioni, le nuove misure non mirano a governare i flussi migratori, bensì a colpire direttamente le navi umanitarie, con il rischio concreto di aumentare il numero delle vittime in mare. “Bloccare chi salva vite – sostengono – non riduce le partenze, ma rende più pericolosa la traversata”.

Procedure accelerate e “paesi sicuri”

Tra i punti più contestati del ddl vi sono l’accelerazione delle procedure di frontiera e dei rimpatri, l’ampliamento della lista dei cosiddetti “Paesi di origine sicuri” – che includerebbe anche Egitto e Tunisia – e la possibilità di trasferire richiedenti asilo verso Stati terzi anche in assenza di legami significativi con tali Paesi.

Per le Ong, queste misure comportano una compressione del diritto d’asilo e il rischio di esporre molte persone a persecuzioni o trattamenti inumani. Save the Children ha espresso particolare preoccupazione per le conseguenze sui minori non accompagnati, parlando di un “grave passo indietro” nella tutela delle persone più vulnerabili.

Interdizione dalle acque territoriali

Uno degli aspetti più controversi del disegno di legge riguarda la possibilità di interdire per un periodo fino a sei mesi l’ingresso nelle acque territoriali alle navi delle Ong. Le organizzazioni parlano di una misura che violerebbe il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso in mare, mettendo in discussione l’obbligo inderogabile di salvare vite umane.

Vengono inoltre ricordate le restrizioni già introdotte negli ultimi anni: limitazioni operative, obbligo di rientro dopo un solo salvataggio, assegnazione di porti lontani e sanzioni amministrative. A loro avviso, il nuovo ddl rafforzerebbe una linea improntata alla deterrenza piuttosto che alla protezione.

“Non è sicurezza, ma compressione dei diritti”

Le Ong respingono l’idea che le persone soccorse o chi presta assistenza possano rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. Al contrario, sostengono che il rischio per lo Stato di diritto deriverebbe da un approccio che limita il diritto d’asilo e criminalizza l’azione umanitaria.

Non mancano critiche all’Unione europea, descritta come sempre più orientata verso un modello di “continente fortezza” piuttosto che come spazio di diritti e tutela delle persone.

Nonostante le nuove restrizioni, le organizzazioni assicurano che continueranno a operare nel rispetto del diritto internazionale, mantenendo l’impegno a salvare vite umane nel Mediterraneo. Un impegno che, affermano, dovrebbe essere condiviso da Europa e Stati membri senza eccezioni.

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