Roma, 16 dicembre 2025 – Nel 2025 sono arrivate via mare in Italia oltre 63.900 persone, un dato che conferma come il Mediterraneo centrale resti una delle rotte migratorie più percorse e allo stesso tempo più pericolose al mondo. A lanciare l’allarme è il nuovo report di Unicef e Terre des Hommes, intitolato “Famiglie in Viaggio – Storie di nuclei familiari nei centri di accoglienza in Italia”, che mette al centro una dimensione spesso invisibile del fenomeno migratorio: quella delle famiglie.
Secondo il rapporto, circa il 20% delle persone arrivate è composto da minorenni, pari a circa 11.700 bambini e ragazzi, di cui almeno 1.000 giunti insieme alle proprie famiglie. Numeri che si intrecciano con un bilancio drammatico: oltre 1.700 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo nel corso dell’anno, in alcuni casi interi nuclei familiari che non sono mai riusciti a completare il viaggio.
Il documento nasce da una raccolta di testimonianze dirette nei centri di prima accoglienza e nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) tra Sicilia e Calabria, dove Unicef e Terre des Hommes operano offrendo supporto psicosociale. Le voci di mamme, papà, bambine e bambini raccontano storie segnate da guerre, violenze, persecuzioni, povertà estrema e dagli effetti dei cambiamenti climatici, fattori che spingono ogni anno molte famiglie a intraprendere viaggi ad alto rischio via terra e mare.
Un elemento critico evidenziato dal report riguarda la permanenza prolungata delle famiglie nei Cas, che può durare anche diversi anni. Il possibile isolamento geografico, la carenza di personale specializzato e le difficoltà di accesso a servizi essenziali – come assistenza sanitaria, supporto psicologico, istruzione e servizi educativi – incidono negativamente sui percorsi di inclusione sociale. Soggiorni lunghi e privi di prospettive concrete rischiano di compromettere l’accesso a una vita autonoma, limitando la libertà di scelta e aumentando i rischi per la salute mentale, soprattutto per chi ha già vissuto eventi traumatici durante il percorso migratorio.
“Le famiglie che giungono in Italia, spesso in fuga da conflitti e violenze, affrontano viaggi segnati da rischi estremi e gravi vulnerabilità”, afferma Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore della risposta Unicef in Italia per i minorenni migranti e rifugiati. “Non basta rispondere con interventi emergenziali: serve una visione di lungo periodo che consenta ai nuclei familiari di ricostruire la propria vita in dignità e autonomia, nell’interesse dei bambini e dell’intera comunità”.
Sulla stessa linea Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes, che sottolinea come “dietro ogni numero ci sia una storia, spesso dolorosa, fatta di genitori e figli che cercano solo di ricominciare”. Da oltre dieci anni, l’organizzazione è presente nei luoghi di sbarco per offrire protezione e supporto, soprattutto ai più piccoli. Con questo report, spiegano, l’obiettivo è dare visibilità a quelle famiglie invisibili, affinché possano accedere con maggiore facilità a servizi fondamentali per la loro salute, sicurezza e integrazione, dopo un viaggio che li ha esposti a innumerevoli pericoli.


