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Nuove norme contro la tratta di esseri umani: il governo rafforza le tutele per le vittime

Roma, 11 marzo 2026 – Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2024/1712, introducendo nuove misure per contrastare la tratta di esseri umani e rafforzare la protezione delle vittime. Il provvedimento aggiorna la normativa italiana alla luce delle più recenti evoluzioni del fenomeno criminale, ampliando le fattispecie di sfruttamento e adeguando il sistema sanzionatorio.

La direttiva europea modifica il quadro stabilito dalla precedente normativa del 2011 e punta a rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione, tenendo conto delle nuove modalità con cui le organizzazioni criminali operano oggi, spesso sfruttando tecnologie digitali e piattaforme online.

Uno degli aspetti più rilevanti del decreto riguarda l’estensione delle forme di sfruttamento riconducibili alla tratta. Il Codice penale viene infatti modificato negli articoli 600 e 601 per includere esplicitamente lo sfruttamento della maternità surrogata, l’adozione illegale e il matrimonio forzato tra le condotte riconducibili ai reati di riduzione o mantenimento in schiavitù e di tratta di persone. L’intervento legislativo intende così colpire nuove pratiche che, secondo le istituzioni europee, possono essere utilizzate da reti criminali per sfruttare persone in condizioni di vulnerabilità.

Il decreto prende inoltre atto del ruolo crescente delle tecnologie digitali nei meccanismi di reclutamento e sfruttamento. Per questo motivo viene introdotto un riferimento esplicito all’utilizzo di strumenti informatici e dell’intelligenza artificiale sia per l’adescamento delle vittime sia per la diffusione di materiali collegati allo sfruttamento.

Accanto al rafforzamento della repressione penale, il provvedimento introduce anche nuove garanzie per le persone vittime di tratta. Tra le novità più significative figura il principio di non punibilità per i reati commessi sotto costrizione, riconoscendo che molte vittime vengono obbligate a partecipare ad attività illegali sotto minaccia o violenza.

Il decreto interviene inoltre sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, modificando il decreto legislativo n. 231 del 2001. Le aziende o gli enti coinvolti nei nuovi reati legati alla tratta potranno essere soggetti a sanzioni pecuniarie comprese tra cento e seicento quote, oltre a sanzioni interdittive – come il divieto di esercitare l’attività o di contrattare con la pubblica amministrazione – per una durata non inferiore a sei mesi.

Con questo intervento normativo, l’Italia si allinea agli aggiornamenti introdotti a livello europeo e raffza il quadro di contrasto alla tratta di esseri umani, un fenomeno che continua a rappresentare una delle forme più gravi di criminalità e di violazione dei diritti fondamentali. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere più efficace l’azione repressiva contro le organizzazioni criminali e, allo stesso tempo, garantire una maggiore protezione alle persone sfruttate.

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