(ANSA) – BRESCIA, 8 FEB – Un funerale con più microfoni che mazzi di fiori. E qualche momento di tensione. A sei mesi da quell’omicidio che fece orrore, si sono celebrati oggi a Brescia i funerali di Hina Saleem, 20 anni, la pachistana sgozzata in casa perché voleva vivere da occidentale, e per il cui assassinio sono stati arrestati il padre e altri tre parenti. Alla cerimonia, con rito islamico, c’era anche il fidanzato bresciano di Hina, Giuseppe Tempini, accompagnato dalla parlamentare di An Daniela Santanché e dal proprio legale, Loredana Gemelli. Proprio Tempini è stato al centro dei momenti di tensione verificatisi all’obitorio dell’ Ospedale Civile. I familiari della ragazza gli hanno infatti impedito di entrare nella camera mortuaria da dove fino a poco prima si era alzato il pianto della madre e delle altre congiunte di Hina. "Hai bevuto dell’alcool – gli ha detto il fratello diciassettenne della vittima – e per questo non puoi entrare". Tempini ha allora cercato di entrare assieme alla Santanché e al proprio avvocato, ma tutto è stato inutile. I familiari avrebbero anche voluto che il giovane non andasse al cimitero. Quando il corteo funebre è partito per il cimitero Vantiniano, la tensione era quindi piuttosto alta. Tanti i giornalisti e gli operatori presenti. "Sto scrivendo un libro – ha detto loro Tempini – su me e Hina, non so quando sarà pronto". Intanto era arrivata la polizia, che ha seguito ogni fase del corteo. La bara in legno chiaro è stata sistemata sul carro funebre e il piccolo corteo, composto da una trentina di pachistani e da almeno altrettanti tra giornalisti, fotografi e operatori, è partito per il cimitero. "Non me l’hanno fatta vedere, figuriamoci se mi fanno portare la cassa", commentava Tempini all’arrivo al Vantiniano, tenendo in mano un cesto di fiori gialli con la scritta "Il tuo fidanzato". Il carro funebre è quindi giunto fino alla zona riservata ai musulmani. Hina era residente a Sarezzo, dove è stata uccisa, ma lavorava e abitava a Brescia, e la giunta ne ha autorizzato la sepoltura in città per "motivi umanitari". Il sindaco Corsini, presente alla cerimonia, al termine ha detto: "Oggi è il giorno della pietas, del cordoglio. Ma sin da domani in consiglio comunale parlerò del significato di queste esequie islamiche a Brescia. Dovrà essere richiamato il valore del confronto, ma anche il principio della libertà della donna". Daniela Santanché ha ribadito l’intenzione di battersi perché "Hina non torni in Pakistan. E’ morta anche per questo", ed ha aggiunto: "Il presidente Prodi dopo gli annunci di questa estate di costituirsi addirittura parte civile contro i responsabili dell’assassinio di Hina, non ha trovato neppure uno solo dei 101 membri dell’esecutivo che sentisse il dovere morale di partecipare oggi ai funerali della povera ragazza". Mentre sotto un cielo grigio la bara veniva calata nella tomba, qualcosa è cambiato nei rapporti tra Tempini e la comunità pachistana. Uno degli immigrati l’ha infatti avvicinato e gli ha posato una mano sulla spalla, invitandolo a gettare un fiore sopra la cassa, e la tensione si è sciolta mentre Giuseppe, in lacirme, lanciava il suo fiore. Un bigliettino appoggiato sul mazzo di fiori dell’associazione islamica "Muhammadiah" ricordava "l’inutile e assurda morte di Hina". Tra raffiche di clic, il pianto di Tempini sulle spalle della Santanché, le invocazioni e il dolore compostissimo della trentina di pachistani presenti (solo maschi, come vuole il rito) la cerimonia si è conclusa poco prima delle 17. La vicenda giudiziaria invece riprenderà il 15 febbraio prossimo con l’interrogatorio del padre della ragazza. (ANSA).
(8 febbraio 2007)