(ANSA) – MILANO, 14 FEB – Il giro d’affari è ancora limitato, ma le potenzialità sono elevatissime: è quanto promette l’insegnamento dell’italiano ai sempre più numerosi alunni delle scuole pubbliche provenienti da famiglie di immigrati. Mursia, ad esempio, ci crede fortemente e con circa 10mila volumi all’anno vende già circa la metà dei libri di testo specifici. E da qualche anno sostiene percorsi sperimentali per la diffusione di lezioni specifiche, percorsi seguiti con interesse anche dalle autorità scolastiche locali. "I problemi per gli insegnanti oggi sono evidenti: si trovano spesso di fronte classi con la metà di ragazzi di origine straniera – afferma la presidente della casa editrice, Fiorenza Mursia – e le differenze con coetanei che hanno sempre parlato italiano non possono che essere enormi: l’unico modo è che per gruppi di ragazzi trasversali alle diverse classi l’italiano venga affrontato come fosse la seconda lingua, come una lingua straniera, cercando di fornire tutte le basi grammaticali a un pubblico omogeneo". Le sperimentazioni stanno dando frutti positivi, come quelli del corso ‘Fuori la lingua!’ che da due anni si sta sperimentando in un istituto comprensivo (Ics) di Milano, dove a un gruppo di 15 ragazzi da poco arrivati in Italia è stato offerto un corso di 240 ore. "Abbiamo affrontato l’italiano – spiega la professoressa Marina Forenza Erriquez – come fosse ‘lingua due’, cioé impostando l’insegnamento come fosse una lingua straniera, qual è in realtà per molti dei nuovi studenti delle scuole italiane. Il corso si è svolto nelle normali attività didattiche degli alunni e ha funzionato: al termine gli allievi hanno raggiunto un buon livello delle quattro principali capacità linguistiche, con una ricaduta positiva sul loro rendimento scolastico generale". "I programmi ministeriali non sono ancora del tutto adeguati alle nuove realtà – aggiunge Fiorenza Mursia a margine della presentazione pubblica della sperimentazione – ma basterebbero sei ore diluite in tre pomeriggi all’interno dei normali programmi scolastici per aiutare gli stranieri e non pesare troppo sui programmi dell’intera classe". "L’Italia, come altri Paesi europei meta di flussi migratori, è alla ricerca di modelli sempre più adeguati – conclude Antonio Zenga, direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Milano – per rispondere ai bisogni determinati dalla presenza di cittadini di altra cultura, religione e lingua: nostro compito è promuovere questa integrazione". Nelle scuole dell’obbligo della sola provincia di Milano sono oltre 50mila gli alunni stranieri, dei quali 11mila arrivati negli ultimi due anni. (ANSA).
(14 febbraio 2007)