(ANSA) – BRUXELLES, 14 FEB – Agenda fitta domani per un consiglio europeo Interni e Giustizia che si annuncia movimentato. Immigrazione e lotta a razzismo e xenofobia sono i capitoli principali in discussione, ma a Bruxelles stasera si lavora soprattutto nel tentativo di convincere la sempre recalcitrante Polonia a non bloccare il provvedimento sulla trasposizione delle sentenze. I ministri degli Interni – per l’Italia già stasera è atteso Giuliano Amato – avranno al primo posto della loro agenda il tema dell’immigrazione, articolato su due aspetti: la costruzione di una piattaforma informativa nei paesi di origine, sul tipo di quella voluta dalla Commissione europea a Bamako, in Mali, e l’elaborazione di accordi di partenariato relativi alla facilitazione per la cosiddetta migrazione ‘circolare’. Si tratta nel primo caso di creare degli uffici che informino chi ha intenzione di emigrare sulle possibilità di lavoro nei vari stati membri dell’Ue e sui rischi che comporta la scelta di un percorso di clandestinità. Quanto alla migrazione ‘circolare’, o temporanea, si tratta di un concetto ancora aperto, con gli stati membri che tengono a sottolineare la loro competenza permanente sulle quote di immigrati e chiedono certezze sui ritorni degli immigrati temporanei. Quanto a Frontex, l’agenzia creata per lottare contro gli arrivi irregolari alle frontiere, domani il Consiglio – seguendo l’appello della Commissione – dovrebbe fornire imbarcazioni, elicotteri, aerei e personale esperto, così come richiesto esplicitamente dal vicepresidente e commissario alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, Franco Frattini. Nella colazione di lavoro dei ministri della Giustizia, domani, si parlerà invece della proposta di decisione quadro sulla lotta al razzismo e alla xenofobia, anche in questo caso un contenitore di principio dove mancano ancora molte certezze. In sostanza, gli stati membri sarebbero obbligati a pronunciare pene fra 1 e 3 anni nel caso di incitamento all’odio per una razza, per un’etnia o per i seguaci di una religione. La decisione è fra le priorità dichiarate della presidenza tedesca che, comunque, domani sottoporrà un testo ai ministri per aprire il dibattito. Si serrano le file, oggi alla vigilia, per cercare di comporre il dissidio che si protrae ormai da mesi tra la Polonia e gli altri 26 paesi dell’Ue, con la prima che continua a porre il veto sulla direttiva per il mutuo riconoscimento delle sentenze (un condannato definitivo in un paese nel quale non è residente può scontare la pena dove risiede). Frattini definì a dicembre "molto deludente" l’atteggiamento della Polonia che continuava a bloccare il provvedimento. Gli ambasciatori stanno cercando in extremis di spianare la strada per una trattativa domani, ma il compito si annuncia non facile. Resta, a quanto si é appreso in ambienti del Consiglio, il tempo concesso alla Polonia per usufruire di una deroga alle nuove norme e le condizioni di reciprocità che molti degli stati membri vogliono imporre ai polacchi. (ANSA).
(14 febbraio 2007)