Roma, 5 giugno 2026 – Il Governo accelera sull’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo e il Tavolo Asilo e Immigrazione, insieme ad ActionAid, lancia un duro allarme sul metodo scelto dall’esecutivo. Al centro della contestazione c’è l’adozione di un nuovo decreto-legge in materia di migrazione e asilo, inserito all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 4 giugno, mentre il Parlamento sta ancora esaminando il disegno di legge già approvato nei mesi scorsi dallo stesso Governo.
Secondo le organizzazioni, la scelta della decretazione d’urgenza rappresenta un nuovo intervento emergenziale su una materia che incide direttamente sui diritti fondamentali delle persone migranti e richiedenti asilo. Una decisione che, secondo il Tavolo, rischia di comprimere il dibattito democratico e di ridurre il ruolo del Parlamento a fronte di riforme complesse e di grande impatto sociale e giuridico.
La critica riguarda anche i tempi e la gestione del processo di recepimento delle normative europee. Le organizzazioni ricordano che vi sono stati due anni a disposizione per preparare l’attuazione del Patto Ue, ma denunciano l’assenza di trasparenza sui Piani di implementazione, che sarebbero rimasti finora non accessibili al confronto pubblico. Per ActionAid e il Tavolo Asilo e Immigrazione, il ricorso al decreto-legge confermerebbe una prassi ormai consolidata: intervenire in materia di immigrazione e asilo attraverso strumenti normativi che limitano la discussione pubblica e la possibilità di incidere sui contenuti delle riforme.
Le preoccupazioni entrano anche nel merito delle misure. Nei testi finora circolati, affermano le organizzazioni, emergerebbe il rischio di un ampliamento della discrezionalità amministrativa, con possibili automatismi incompatibili con il principio della valutazione individuale delle domande d’asilo, previsto dallo stesso Patto europeo. Viene inoltre segnalato il pericolo di una riduzione delle garanzie giurisdizionali effettive.
In gioco, sottolineano i promotori dell’appello, vi sono principi fondamentali tutelati dalla Costituzione italiana, dal diritto dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali: il diritto d’asilo, la libertà personale, la tutela della salute, la dignità umana e il divieto di refoulement, cioè il divieto di respingere una persona verso Paesi in cui rischia persecuzioni, trattamenti inumani o gravi violazioni dei diritti.
Un altro punto centrale della denuncia riguarda l’assenza di un adeguato processo di consultazione pubblica. Secondo il Tavolo Asilo e Immigrazione, le organizzazioni della società civile, gli enti territoriali e gli attori direttamente coinvolti nei sistemi di accoglienza e tutela non sarebbero stati messi nelle condizioni di confrontarsi sui testi preparatori del Piano di implementazione. Un documento considerato essenziale per comprendere le scelte organizzative, le tempistiche e gli effetti concreti delle nuove misure.
L’assenza di trasparenza, sostengono le associazioni, impedisce un confronto informato e limita la possibilità di valutare in anticipo le conseguenze delle disposizioni previste. Da qui l’appello al Parlamento affinché eserciti pienamente la propria funzione di indirizzo e controllo.
Per il Tavolo Asilo e Immigrazione, l’attuazione del Patto europeo non deve tradursi in un abbassamento delle garanzie costituzionali e convenzionali. Al contrario, ogni intervento normativo dovrebbe essere ricondotto entro un quadro di partecipazione, trasparenza e rispetto dei diritti fondamentali.
“Il rispetto dello Stato di diritto non può essere considerato un ostacolo”, affermano le organizzazioni, ma rappresenta “la condizione imprescindibile per la legittimità e l’efficacia delle politiche pubbliche”. Un messaggio rivolto direttamente al Governo e al Parlamento, in una fase decisiva per il futuro delle politiche italiane ed europee su migrazione, asilo e accoglienza.


