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Bombardieri dopo Amendolara: «Basta parlare solo di caporalato, serve colpire la mafia»

Roma, 23 giugno 2026 – Non solo caporalato, ma un sistema criminale più profondo, radicato e organizzato. È il messaggio lanciato dal segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, intervenuto a Maierato, in provincia di Vibo Valentia, in occasione del congresso regionale del sindacato. Parlando della strage di Amendolara, dove quattro braccianti agricoli sono stati bruciati vivi, Bombardieri ha invitato a non ridurre la vicenda a un semplice episodio di sfruttamento del lavoro nei campi.

Secondo il leader sindacale, infatti, parlare soltanto di “emergenza caporalato” rischia di non cogliere la reale dimensione del fenomeno. Dietro il reclutamento, il trasporto, il controllo e il ricatto dei lavoratori migranti, ha spiegato Bombardieri, non ci sarebbe soltanto una rete di caporali, ma un sistema di potere criminale capace di governare interi pezzi della filiera agricola.

Il riferimento è alla tragedia avvenuta ad Amendolara, nel Cosentino, dove quattro lavoratori stranieri sono morti in circostanze drammatiche. Un fatto che ha riportato al centro del dibattito nazionale le condizioni di vita e di lavoro di migliaia di braccianti impiegati nelle campagne del Sud, spesso esposti a salari irregolari, alloggi degradati, trasporti gestiti illegalmente e forme di dipendenza economica e sociale dai caporali.

Bombardieri ha usato parole durissime, parlando di una vera e propria “tratta degli schiavi”. Per il segretario della Uil, il punto non è soltanto reprimere i singoli episodi di violenza o individuare i responsabili materiali, ma riconoscere che lo sfruttamento agricolo vive dentro un contesto più ampio, nel quale la criminalità organizzata locale può esercitare un ruolo decisivo.

Da qui l’appello ad aumentare i controlli nei momenti più delicati dell’anno agricolo. Le stagioni della raccolta sono note, ha ricordato Bombardieri: pomodori, fragole e altri prodotti maturano in periodi prevedibili, ed è proprio allora che lo Stato dovrebbe rafforzare la propria presenza nei territori più esposti. Non si tratta, secondo il sindacato, di intervenire solo dopo le tragedie, ma di prevenire lo sfruttamento prima che diventi violenza, ricatto o morte.

Il leader della Uil ha anche messo in guardia da una lettura etnica o semplificata della vicenda. I presunti responsabili materiali della strage di Amendolara sarebbero cittadini pakistani, ma per Bombardieri sarebbe sbagliato attribuire il controllo del fenomeno a una generica “mafia pakistana”. In Calabria, ha sostenuto, bisogna avere il coraggio di interrogarsi sul ruolo della criminalità organizzata calabrese e sulle connivenze che rendono possibile il sistema dello sfruttamento.

Il tema, dunque, non riguarda solo i braccianti migranti, ma l’intero modello produttivo agricolo. Se il lavoro viene pagato troppo poco, se i costi vengono scaricati sui più fragili, se il trasporto e l’alloggio dei lavoratori finiscono nelle mani di reti illegali, allora il caporalato diventa l’ultimo anello visibile di una catena molto più lunga.

Per questo Bombardieri chiede una risposta collettiva: più controlli, più responsabilità nella filiera, più tutela per i lavoratori e più coraggio nel nominare i poteri criminali che si muovono dietro lo sfruttamento. La strage di Amendolara, nella sua brutalità, diventa così il simbolo di un’emergenza che non può essere archiviata come un fatto isolato.

Per la Uil, il messaggio è chiaro: la lotta al caporalato non può essere separata dalla lotta alla mafia. Perché dove il lavoro diventa ricatto, dove la povertà viene trasformata in dipendenza e dove la paura sostituisce i diritti, non siamo più davanti soltanto a una violazione delle regole del mercato del lavoro. Siamo davanti a un sistema criminale che mette in discussione la dignità stessa delle persone.

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