Roma, 27 luglio 2026 – Mimmo Lucano può tornare alla guida del Comune di Riace. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti sospeso l’efficacia esecutiva della sentenza che aveva confermato la sua decadenza dalla carica di sindaco, accogliendo la richiesta presentata dagli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta. Il provvedimento avrà efficacia fino alla decisione definitiva della Corte di Cassazione.
La decisione è stata assunta dalla sezione civile della Corte d’Appello, presieduta dalla giudice Patrizia Morabito, al termine della camera di consiglio del 23 luglio. Secondo il collegio, l’immediata interruzione del mandato elettivo avrebbe comportato per Lucano e per la comunità di Riace un danno grave e non successivamente riparabile.
La sentenza di decadenza era già stata eseguita dalla Prefettura di Reggio Calabria, che aveva trasferito temporaneamente le funzioni amministrative al vicesindaco. Con la sospensione disposta dai giudici, Lucano potrà invece riprendere l’incarico affidatogli dagli elettori nelle amministrative del 2024. L’ufficio del procuratore generale aveva espresso parere contrario all’accoglimento dell’istanza.
La decadenza legata alla legge Severino
La vicenda nasce dall’applicazione della legge Severino dopo la condanna definitiva di Lucano a un anno e sei mesi di reclusione, con pena sospesa, per falso in atto pubblico. La condanna è maturata nell’ambito del processo “Xenia”, relativo alla gestione dei progetti di accoglienza dei migranti nel Comune calabrese.
In primo grado Lucano era stato condannato a oltre tredici anni di carcere per numerose contestazioni. La sentenza era stata però profondamente modificata in appello: l’ex sindaco era stato assolto dalle accuse più gravi, mentre era rimasta la condanna per un singolo episodio di falso. La Cassazione aveva successivamente reso definitiva la pena residua.
Proprio quella condanna aveva fatto scattare il procedimento per la decadenza dalla carica di sindaco. La questione resta tuttavia controversa sotto il profilo dell’applicazione della legge Severino, ed è ora sottoposta all’esame della Suprema Corte.
Il provvedimento della Corte d’Appello non cancella dunque la precedente sentenza e non risolve definitivamente il caso. Ne sospende soltanto gli effetti, permettendo a Lucano di restare in carica fino al pronunciamento della Cassazione.
Lucano: “Riconosciuto il danno subito da Riace”
Lucano, che ricopre anche la carica di europarlamentare nelle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha accolto con soddisfazione la decisione. Commentando il provvedimento, ha sostenuto che il danno non riguardava soltanto la sua persona, ma soprattutto Riace e i cittadini che nel 2024 gli avevano nuovamente affidato la guida dell’amministrazione comunale.
Il sindaco ha inoltre ribadito la propria fiducia nel prossimo giudizio della Cassazione e la volontà di proseguire il lavoro amministrativo ispirato al modello di accoglienza che ha reso Riace conosciuta anche fuori dai confini italiani.
La decisione riapre così una vicenda politica e giudiziaria che accompagna Lucano da diversi anni. Il suo ritorno alla guida del Comune è immediato, ma resta provvisorio: l’ultima parola sulla decadenza e sulla possibilità di completare il mandato spetterà alla Corte di Cassazione.

