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Migranti, nuove regole nei CPR: il parere negativo del medico non impedirà più il trattenimento

Direttiva del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: le visite sanitarie resteranno obbligatorie, ma un giudizio medico sfavorevole non sarà più vincolante per l’ingresso nei Centri di permanenza per il rimpatrio. La decisione arriva dopo l’inchiesta di Ravenna sui certificati di inidoneità.

Roma, 6 novembre 2026 – Cambiano le regole per l’ingresso dei migranti irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Con una nuova direttiva, annunciata il 5 novembre 2026, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha stabilito che il parere negativo di un medico non sarà più automaticamente sufficiente a impedire il trattenimento di uno straniero all’interno delle strutture destinate alle procedure di rimpatrio.

Le visite mediche preliminari continueranno a essere effettuate dal personale delle Aziende sanitarie locali (ASL), ma le valutazioni sanitarie non avranno più carattere vincolante ai fini dell’accesso ai centri.

Secondo quanto illustrato dal ministro, una volta entrati nella struttura, i migranti saranno affidati al personale sanitario del CPR, che potrà disporre ulteriori accertamenti e richiedere, quando necessario, l’intervento dell’ASL competente.

Cosa cambia rispetto alle precedenti disposizioni

La nuova direttiva modifica il sistema introdotto nel 2022 dall’allora ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, che prevedeva una valutazione medica finalizzata ad accertare l’assenza di patologie incompatibili con l’ingresso e la permanenza nei centri.

Con le nuove indicazioni, invece, l’attenzione degli accertamenti sanitari si concentra sull’individuazione delle condizioni fisiche e psicologiche che richiedano assistenza, da garantire attraverso il personale sanitario presente nelle strutture o i servizi territoriali.

L’obiettivo dichiarato dal Viminale è evitare che valutazioni mediche ritenute non adeguatamente motivate possano ostacolare le procedure di rimpatrio, mantenendo al tempo stesso le necessarie garanzie di tutela della salute.

L’inchiesta di Ravenna sui certificati medici

La decisione arriva nel contesto dell’inchiesta avviata dalla Procura di Ravenna, che coinvolge alcuni medici accusati di aver falsificato certificazioni sanitarie per impedire il trasferimento di cittadini stranieri nei CPR.

Le indagini, ancora in corso, si sono successivamente estese ad altre città italiane. Il 13 ottobre la Corte di Cassazione ha annullato le misure interdittive disposte nei confronti di tre indagate, mentre restano da conoscere le motivazioni della decisione.

Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie.

La posizione dei medici e le reazioni politiche

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FNOMCeO), attraverso il presidente Filippo Anelli, ha accolto positivamente il principio della separazione tra valutazione clinica e decisione amministrativa.

L’organizzazione ha tuttavia sottolineato la necessità di preservare l’autonomia professionale dei medici, che devono poter segnalare qualsiasi rischio per la salute dei migranti, compresi quelli derivanti dalle condizioni di permanenza nei centri.

Critiche sono arrivate invece da Rifondazione comunista, che ha definito la direttiva una misura punitiva nei confronti dei medici coinvolti nella vicenda.

La modifica apre così una nuova fase nel dibattito sulla gestione dei CPR, con particolare attenzione al rapporto tra esigenze di rimpatrio, responsabilità delle autorità amministrative e diritto alla tutela della salute delle persone trattenute.

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