“Stava male da giorni, soccorsi in ritardo”. Protesta per le condizioni di accoglienza, gli ospiti del centro staccano la corrente e accendono fuochi, bloccando gli operatori
Venezia – 3 gennaio 2017 – La morte di una giovane nel centro di prima accoglienza di Cona, nel veneziano, ha scatenato ieri pomeriggio una protesta tra i profughi. Venticinque operatori della cooperativa che gestisce il cpa sono rimasti chiusi negli uffici per essere liberati solo alle 1.40 della notte grazie all’intervento di polizia e carabinieri.
Sandrina Bakayoko, 25enne ivoriana salvata nel canale di Sicilia, era ospite della struttura da quattro mesi. Si era sentita male all’alba, ma solo intorno a mezzogiorno il compagno l’ha trovata distesa a terra in bagno, dopo aver sfondato la porta. Quando sono arrivati i soccorsi, era già morta. La rabbia quindi è esplosa, e i profughi si sono impadroniti della struttura, staccando la corrente e accendendo fuochi.
“Stava male da giorni, tossiva, aveva la febbre. Questo non è un posto dove ospitare delle donne” ha detto il compagno della vittima. I profughi denunciano ore di ritardo nei soccorsi, il 118 dice l’ambulanza è partita appena è arrivata la richiesta di aiuto. La procura di Venezia ha aperto un fascicolo e un’autopsia chiarirà le cause della morte della giovane.
Il cpa di Cona è stato realizzato in un’ex base missilistica. Ospita circa mille persone, sistemate in letti a castello sotto dei tendoni con servizi. Condizioni difficili, documentate anche dagli scatti e dai commenti postati dai profughi su una pagina facebook, Officiel Italie immigration.