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Adozioni. Abolito il permesso di soggiorno per i bambini stranieri

Non si dovrà più presentare la richiesta quando il bimbo arriva in Italia. Un passaggio inutile dopo che l’adozione è stata autorizzata… ROMA – Meno burocrazia per le famiglie che adottano un bimbo straniero: quando finalmente arriverà in Italia, non dovranno più chiedere per lui un permesso di soggiorno.

A semplificare il lungo percorso intrapreso ogni anno da migliaia di aspiranti genitori è una direttiva firmata pochi giorni fa dal ministero dell’Interno Giuliano Amato e dalla sua collega alle Politiche per la famiglia Rosy Bindi che è in corso di registrazione alla Corte dei Conti ed entrerà a giorni in vigore. Il testo è brevissimo: "Ai fini del soggiorno del minore straniero adottato o affidato a scopo di adozione non è richiesto il permesso di soggiorno".

Ad oggi, il permesso per adozione va chiesto entro otto giorni dall’ingresso in Italia del bambino. "Anche se il bimbo adottato da italiani diventa automaticamente italiano, bisogna aspettare la trascrizione da parte del Tribunale per i Minorenni del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile perché gli venga riconosciuta la nuova cittadinanza. In questo periodo di transizione è come se il bambino fosse ancora straniero, da cui la richiesta di un permesso di soggiorno per adozione" spiega l’avv. Mascia Salvatore.

"Anche questa domanda, alla quale va allegata l’autorizzazione all’ingresso e alla residenza permanente del minore in Italia rilasciata dalla Commissione per le adozioni Internazionali, si presenta alle Poste e quindi oltre alla perdita di tempo vanno messi in conto i 30 euro per il servizio…Questo dopo che si è passati per una trafila lunghissima, che prevede, giustamente, controlli molto rigorosi da parte delle autorità italiane e straniere" fa notare l’avv. Salvatore.

Insomma, una volta che l’adozione è stata autorizzata, perché ci vuole un ulteriore "permesso" (tra l’altro non previsto dal Testo Unico sull’Immigrazione) per il soggiorno del bambino in Italia?

La direttiva che sta per entrare in vigore sana questo nonsense. Come scrivono Bindi e Amato nelle premesse, prima di dare il via libera la Commissione Adozioni Internazionali "valuta pienamente le ragioni di ordine e sicurezza pubblica, di legittimità dell’ingresso e del successivo soggiorno del minore, consentendo, peraltro, all’autorità consolare italiana di rilasciate il visto d’ingresso". Non si tratta solo di ridurre i disagi delle famiglie adottive, ma anche di evitare "una duplicazione degli adempimenti", e un "conseguente appesantimento burocratico".

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La direttiva dei ministri Bindi e Amato

(28 febbraio 2007)

 

Elvio Pasca

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