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Schengen, Piantedosi: «Stop ai controlli solo quando saranno esclusi tutti i rischi»

Roma, 13 agosto 2026 – L’Italia non revocherà il temporaneo ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna finché non saranno completamente esclusi eventuali rischi per la sicurezza nazionale. È la posizione ribadita dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto il 13 agosto in audizione davanti alla Commissione Schengen, nel pieno delle tensioni tra Roma e Madrid seguite alla crisi migratoria di Ceuta.

Secondo il titolare del Viminale, la decisione italiana non rappresenterebbe una mossa politica contro la Spagna, ma sarebbe stata adottata esclusivamente per ragioni di sicurezza. Il governo continuerà quindi a monitorare la situazione e, come già annunciato, non valuterà una revisione della misura prima del 15 agosto. Un eventuale ritorno alla normale applicazione di Schengen, ha spiegato Piantedosi, potrà avvenire soltanto quando i rischi saranno considerati completamente cessati.

Il ministro ha inoltre respinto le critiche sulla legittimità della scelta italiana, ricordando come il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne sia uno strumento previsto dalla normativa europea e sia stato utilizzato numerose volte dagli Stati membri.

Piantedosi ha citato, tra gli altri, il caso della Germania, che dopo alcune chiusure parziali ha esteso dal 2025 i controlli alle frontiere con tutti i Paesi confinanti. Anche la Spagna, ha ricordato, avrebbe fatto ricorso a questo strumento 19 volte dal 2009. Attualmente misure analoghe sono applicate, secondo il ministro, da Paesi come Francia, Austria, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Norvegia.

Particolare attenzione è stata dedicata alla Francia, che mantiene controlli a diverse frontiere interne europee dal 2015. Secondo Piantedosi, proprio la diffusione di queste misure renderebbe difficile comprendere le forti reazioni suscitate dalla decisione italiana, definita dal ministro proporzionata e limitata nel tempo.

Più duro il giudizio sulla risposta di Madrid. Il ministro ha sostenuto che mentre l’iniziativa italiana avrebbe motivazioni legate alla sicurezza e al controllo dei flussi, le misure introdotte dalla Spagna nei confronti dei viaggiatori provenienti dall’Italia avrebbero invece una natura sostanzialmente ritorsiva.

Tre arresti e 21 respingimenti ai controlli italiani

Durante l’audizione Piantedosi ha fornito anche alcuni primi dati sugli effetti del ripristino dei controlli. Dall’avvio delle verifiche alle frontiere con la Spagna sarebbero stati effettuati tre arresti e respinti 21 cittadini di Paesi terzi risultati in posizione irregolare, tra i quali sei cittadini marocchini.

Il ministro ha collegato la vicenda anche alla più ampia strategia italiana sull’immigrazione. Secondo i dati illustrati al Parlamento, dall’inizio del 2026 gli sbarchi sulle coste italiane sarebbero diminuiti del 55% rispetto al 2025. Confrontando invece i primi sette mesi del 2026 con lo stesso periodo del 2023, il calo arriverebbe all’82%.

Nel corso del 2026 sarebbero giunte via mare in Italia circa 17 mila persone. Piantedosi ha inoltre riferito che, dall’ottobre 2022, sono state effettuate 256 espulsioni per motivi di sicurezza nazionale, mentre i rimpatri dall’inizio del 2026 sarebbero arrivati a circa 5.300, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 2025.

Per il ministro questi numeri dimostrerebbero l’efficacia delle politiche adottate dal governo in materia di controllo dell’immigrazione e gestione delle frontiere.

Piantedosi: «L’Europa sia più rigorosa»

Nel suo intervento il titolare del Viminale ha chiamato in causa anche l’Unione europea, chiedendo maggiore fermezza nei confronti degli Stati membri le cui decisioni nazionali possono avere conseguenze sull’intero spazio comunitario.

Piantedosi ha inoltre auspicato un rafforzamento del principio di condizionalità nei rapporti con i Paesi di origine e di transito dei migranti, collegando maggiormente aiuti e forme di cooperazione alla collaborazione concreta nella gestione dei flussi e dei rimpatri.

La risposta della Spagna: oltre 3.100 passeggeri controllati

Parallelamente proseguono i controlli decisi dalle autorità spagnole sui viaggiatori provenienti dall’Italia. Secondo i dati del ministero dell’Interno di Madrid riportati dall’agenzia Efe, la polizia spagnola ha verificato finora 3.115 passeggeri di Paesi terzi, arrivati attraverso 273 voli provenienti dall’Italia.

Le verifiche, effettuate principalmente sui cittadini non appartenenti all’Unione europea, hanno interessato numerosi aeroporti spagnoli, tra cui Madrid-Barajas, Barcellona-El Prat, Malaga, Siviglia, Valencia, Alicante, Bilbao e gli scali delle Baleari e delle Canarie.

Il confronto tra Roma e Madrid resta quindi aperto. Da una parte il governo italiano rivendica il carattere temporaneo e preventivo delle proprie misure, dall’altra la Spagna ha risposto rafforzando i controlli sui collegamenti provenienti dall’Italia. La data del 15 agosto rappresenta ora il primo passaggio indicato dal governo italiano per una possibile rivalutazione della situazione, ma dal Viminale arriva un messaggio chiaro: il ritorno alla piena libertà di circolazione sarà deciso solo quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno.

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