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Bonus bebè, nuove sentenze: “Basta il permesso per lavoro”

Lo conferma in secondo grado il tribunale di Brescia, mentre quello di Milano accoglie il ricorso di un’altra mamma contro l’Inps. Il requisito della carta di soggiorno è discriminatorio 

 

Roma – 5 dicembre 2016 –  Il bonus bebè, 80 euro o 160 al mese per tre anni, spetta anche alle neo mamme o ai neo papà stranieri che hanno un semplice permesso di soggiorno valido per lavorare. Prevedere tra i requisiti la carta di soggiorno (permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo) è discriminatorio, quindi illegittimo. 

Lo  hanno già detto tanti tribunali, intimando all’Inps di pagare il bonus ad altrettanti genitori che avevano presentato ricorso. Ora, però, c’è anche una sentenza di secondo grado.  Il 30 novembre, infatti, la Corte di Appello di Brescia ha confermato la decisione presa lo scorso 9 agosto dal Tribunale di Bergamo a favore di tre genitori immigrati, rappresentati dagli avvocati Alberto Guariso e Marta Lavanna. 

Ancora una volta i giudici hanno fatto valere la normativa europea (direttiva 2011/98), per la quale un permesso unico per lavoro (categoria che comprende permessi per lavoro, ma anche ad esempio per attesa occupazione o per motivi di famiglia) equipara il titolare ai cittadini dello Stato membro per quanto riguarda le prestazioni sociali. Il bonus bebè è una prestazione sociale e quindi non si possono inserire altri requisiti che discriminino gli stranieri. La legge italiana chiede la carta di soggiorno? L’Inps deve disapplicarla.

Questo succedeva mercoledì scorso. Venerdì 2 dicembre, è arrivata invece un’altra sentenza, di primo grado ma dello stesso segno, dal tribunale di Milano

Il  giudice Giulia Dossi ha riconosciuto il diritto al bonus bebè ad una mamma salvadoregna titolare di permesso unico lavoro, sostenuta  nel ricorso dall’Anolf Cisl e dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. Anche nella sua ordinanza si fa valere la parità di trattamento prevista dalla direttiva 2011/98. 

“La decisione del Tribunale di Milano, che si affianca alle numerose ordinanze favorevoli già emesse da diversi tribunali d’Italia, rappresenta un passo importante per il riconoscimento dei diritti sociali dei cittadini stranieri”, affermano gli avvocati della ricorrente, Silvia Balestro e Alberto Guariso.

“Ci auguriamo che l’INPS trovi una soluzione che vada al di là del caso individuale e che interrompa così la continua necessità di fare valere la giustizia nelle aule dei tribunali. Forse è giunto il momento di mettere mano ad una normativa in materia di immigrazione che, nel suo complesso, deve essere finalmente aggiornata” osserva invece Maurizio Bove, presidente Anolf Milano.

Stranieriinitalia.it

 

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