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Cgil critica il Decreto Flussi: “Serve una riforma strutturale, basta propaganda ed emergenza”

Roma, 18 luglio 2025 – “Uscire da logiche propagandistiche ed emergenziali”. È questo l’appello lanciato dalla Cgil dopo la maxi-operazione giudiziaria che ha coinvolto 23 province italiane, tra cui quella di Reggio Calabria, per casi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso il sistema del decreto flussi.

Secondo Luca Chierici, della Segreteria confederale della Cgil, l’inchiesta conferma criticità strutturali e distorsioni sistemiche che il sindacato denuncia da tempo. Nel mirino, un sistema che anziché rispondere a reali esigenze del mercato del lavoro, finisce per alimentare la criminalità organizzata e lascia irrisolti i nodi centrali delle politiche migratorie italiane.

Il nuovo decreto triennale, in fase di approvazione da parte del Governo, prevede 500.000 ingressi a fini lavorativi, con un aumento del 10% rispetto al precedente. Ma la Cgil evidenzia un dato allarmante: meno dell’8% delle domande si traduce effettivamente in un contratto regolare di lavoro.

Il meccanismo attuale si basa su “click day” e quote arbitrarie, che non tengono conto delle reali esigenze dei settori produttivi né della complessità dei flussi migratori globali, accentuati da guerre e crisi internazionali. Inoltre, la scelta dei paesi di origine e delle figure professionali da reclutare viene stabilita in modo astratto e inefficace, ipotizzando che gli imprenditori italiani vadano a selezionare i lavoratori direttamente nei paesi d’origine.

Questa modalità spinge migliaia di aspiranti lavoratori a rivolgersi a intermediari senza scrupoli, alimentando un sistema opaco che costa migliaia di euro a persona e che, secondo la Cgil, finisce per arricchire i circuiti criminali.

“Serve una regolamentazione seria e strutturale dei fenomeni migratori – dichiara Chierici – non misure spot che creano solo precarietà e ricattabilità”. In particolare, si chiede di regolarizzare chi è già presente in Italia e risponde ai fabbisogni del mercato, e di garantire tutele reali per i lavoratori stranieri, che spesso si trovano in una condizione di dipendenza totale dal permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro.

Secondo la Cgil, l’attuale modello penalizza sia gli immigrati, costretti ad accettare condizioni di sfruttamento, sia i lavoratori italiani, messi in concorrenza con una manodopera sottopagata. Il rischio è che, senza una gestione trasparente e responsabile, a trarre vantaggio sia solo l’economia sommersa e criminale.

Il sindacato chiede infine un cambio di paradigma: politiche migratorie coerenti, inclusive e orientate alla realtà, non strumenti propagandistici che aggravano i problemi invece di risolverli.

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