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Crimini contro i migranti in Libia, la Corte penale internazionale apre la strada al primo processo

Roma, 20 luglio 2026 – La Corte penale internazionale si prepara a celebrare il primo processo relativo ai crimini commessi in Libia. La Camera preliminare I ha confermato all’unanimità tutte le accuse formulate contro Khaled Mohamed Ali El Hishri, disponendo il suo rinvio a giudizio davanti a una Camera di primo grado.

La decisione, adottata il 16 luglio, rappresenta un passaggio storico: l’indagine della Corte sulla situazione libica era stata avviata nel 2011, ma fino a oggi nessun procedimento era arrivato alla fase processuale. Per la prima volta, inoltre, i giudici dell’Aia saranno chiamati ad affrontare direttamente le violenze e lo sfruttamento sistematico subiti dalle persone migranti detenute in Libia.

Diciassette capi d’accusa

Secondo la Camera preliminare, esistono fondati motivi per ritenere El Hishri responsabile di 17 capi d’accusa per crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Le contestazioni comprendono tortura, trattamenti crudeli, detenzione illegale, oltraggi alla dignità personale e altri atti disumani.

L’imputato dovrà rispondere anche di stupro, tentato stupro, altre forme di violenza sessuale, omicidio e tentato omicidio, riduzione in schiavitù e persecuzione. I fatti sarebbero avvenuti tra il 1° maggio 2014 e il 30 giugno 2020 nel carcere e nel complesso militare di Mitiga, a Tripoli.

In quegli anni la struttura era controllata dalla Forza speciale di dissuasione, conosciuta anche come Rada. El Hishri avrebbe ricoperto uno degli incarichi più importanti all’interno del carcere, nel quale migliaia di persone sarebbero state detenute per periodi prolungati e sottoposte a gravi abusi.

Le vittime e il ruolo dei migranti

Il procedimento assume una particolare rilevanza per le persone migranti, soprattutto di origine subsahariana. La Corte dovrà valutare le accuse relative a un sistema di persecuzione fondato sull’intreccio tra discriminazione razziale, nazionalità e vulnerabilità legata allo status migratorio.

Le violenze contestate non riguarderebbero, infatti, soltanto singoli episodi, ma un insieme di pratiche sistematiche commesse nei confronti dei detenuti nel complesso di Mitiga. Il caso potrebbe quindi contribuire a definire con maggiore chiarezza la responsabilità penale internazionale per gli abusi subiti dai migranti nei Paesi di transito.

La decisione è stata presa sulla base delle prove e delle argomentazioni presentate dall’accusa e dalla difesa durante l’udienza di conferma delle accuse, svoltasi dal 19 al 21 maggio 2026. I giudici hanno esaminato anche le memorie depositate dalle parti e le dichiarazioni delle vittime che hanno partecipato al procedimento.

Particolare importanza è stata attribuita alle testimonianze di 63 persone, 47 delle quali ex detenuti del carcere di Mitiga. I loro racconti hanno contribuito alla ricostruzione delle condizioni di detenzione e delle violenze che sarebbero state commesse all’interno della struttura.

L’arresto in Germania

El Hishri era stato arrestato il 16 luglio 2025 dalle autorità tedesche in esecuzione di un mandato della Corte penale internazionale. Successivamente era stato consegnato alla CPI e trasferito nel centro di detenzione dell’Aia.

Con la conferma delle accuse, il fascicolo passerà ora a una Camera di primo grado, che stabilirà il calendario e le modalità delle prossime fasi del procedimento. L’imputato resta presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva e avrà il diritto di disporre del tempo e degli strumenti necessari per preparare la propria difesa.

Il processo rappresenterà un banco di prova importante per la giustizia internazionale e per le migliaia di persone che, negli ultimi anni, hanno denunciato torture, violenze sessuali, detenzioni arbitrarie e sfruttamento nei centri libici. Per molte vittime, l’avvio della fase processuale potrebbe costituire il primo passo verso il riconoscimento giudiziario delle violenze subite.

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