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Decreto lavoro, stretta sul caporalato digitale: identità verificata e algoritmi trasparenti

Roma, 29 aprile 2026 – Il lavoro su piattaforma entra sempre più nel mirino del legislatore. Con il nuovo decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri, il Governo introduce una serie di misure che puntano a contrastare il cosiddetto caporalato digitale, ovvero quelle forme di intermediazione illecita e sfruttamento che si annidano nelle attività gestite tramite app e piattaforme online.

Il provvedimento si inserisce in un quadro più ampio che affronta anche il tema del salario equo e degli incentivi all’occupazione, ma è proprio sul fronte della tutela dei lavoratori digitali che emergono le novità più significative.

Una delle misure centrali riguarda la verifica dell’identità dei lavoratori. L’obiettivo è bloccare una pratica sempre più diffusa: la cessione o il “noleggio” degli account, che consente a soggetti terzi di lavorare al posto del titolare, alimentando così circuiti opachi e difficili da controllare. Per contrastare questo fenomeno, l’accesso alle piattaforme dovrà avvenire esclusivamente tramite sistemi di identificazione certa, come SPID, carta d’identità elettronica o altri strumenti di autenticazione forte.

Non solo: il decreto introduce un divieto esplicito di cedere le proprie credenziali o utilizzare account non riconducibili alla propria identità. Una responsabilità diretta ricade anche sui gestori delle piattaforme, chiamati a implementare sistemi di controllo efficaci. In caso di mancata vigilanza, sono previste sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, la sospensione dell’attività.

Accanto al tema dell’identità, il decreto interviene anche su un altro nodo cruciale del lavoro digitale: la trasparenza degli algoritmi. Le piattaforme saranno infatti obbligate a fornire informazioni chiare e comprensibili sul funzionamento dei sistemi che regolano l’assegnazione dei compiti e la determinazione dei compensi.

Si tratta di un passaggio rilevante, perché riconosce ai lavoratori il diritto di conoscere i criteri che influenzano il proprio “rating” e, di conseguenza, le opportunità di lavoro e i guadagni. Non solo: viene introdotto anche il diritto di richiedere un intervento umano per riesaminare decisioni automatizzate che abbiano un impatto significativo sul rapporto di lavoro.

Il decreto segna così un ulteriore passo verso la regolazione del lavoro nelle piattaforme digitali, un settore in continua espansione ma ancora caratterizzato da ampie zone grigie. L’intento dichiarato è quello di rafforzare le tutele, rendere più trasparenti i meccanismi decisionali e colpire le forme più insidiose di sfruttamento, adattando gli strumenti normativi alle trasformazioni del mercato del lavoro contemporaneo.

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