Roma, 20 agosto 2026 – La Santa Sede ha confermato la rimozione di don Massimo Biancalani dal servizio pastorale nelle parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini, nel territorio di Pistoia. Il Dicastero per il Clero ha infatti respinto il ricorso presentato dal sacerdote contro il provvedimento promosso dall’allora vescovo di Pistoia e Pescia, monsignor Fausto Tardelli.
Biancalani è diventato negli ultimi anni una delle figure più conosciute – e discusse – nel panorama italiano dell’accoglienza dei migranti. A partire dal 2015 la parrocchia di Vicofaro si era trasformata in un punto di riferimento per numerosi cittadini stranieri, arrivando in alcuni periodi a ospitare circa 200 persone. L’esperienza aveva attirato l’attenzione nazionale, dividendo opinione pubblica e politica tra chi considerava l’attività del sacerdote un esempio concreto di solidarietà e chi denunciava le conseguenze della presenza di un numero così elevato di ospiti in una struttura parrocchiale.
Nel corso degli anni non erano infatti mancate tensioni con una parte dei residenti e dei parrocchiani, oltre alle polemiche legate alle condizioni igienico-sanitarie e alla gestione degli spazi. La vicenda di Vicofaro era così progressivamente uscita dai confini della diocesi per entrare nel più ampio confronto politico italiano sull’immigrazione e sulle politiche di accoglienza.
La decisione ecclesiastica, viene precisato, non nasce da contestazioni disciplinari relative alla condotta sacerdotale di Biancalani, ma da una valutazione di opportunità pastorale. Nell’estate del 2024 al sacerdote era stato proposto il trasferimento all’Ufficio missionario diocesano, una soluzione che avrebbe consentito di proseguire il suo impegno nel campo della solidarietà. Biancalani aveva però rifiutato il trasferimento e successivamente aveva impugnato il provvedimento secondo le procedure previste dal diritto canonico.
Con il pronunciamento del Dicastero per il Clero, l’iter entra ora in una fase sostanzialmente conclusiva, anche se rimane aperta un’ultima possibilità. Il sacerdote dispone infatti di 60 giorni per presentare ricorso al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Un eventuale nuovo ricorso, tuttavia, non sospenderebbe l’efficacia della decisione già adottata.
Il nuovo vescovo di Pistoia, monsignor Augusto Mascagna, punta intanto a riportare la vicenda su un terreno strettamente pastorale e ad abbassare i toni di un confronto che negli anni ha assunto anche una forte dimensione politica. Per il 20 agosto è prevista una celebrazione eucaristica nella chiesa di Vicofaro, indicata dalla diocesi come l’avvio di una nuova fase per la comunità parrocchiale. Secondo quanto riportato, la funzione dovrebbe svolgersi senza la presenza di don Biancalani.
La notizia ha immediatamente provocato reazioni politiche. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, da tempo critico nei confronti dell’esperienza di Vicofaro, ha commentato sui social la rimozione del sacerdote scrivendo: “Il tempo è galantuomo”.
La conclusione del procedimento canonico non chiude tuttavia il dibattito suscitato dall’esperienza di Vicofaro. Per oltre dieci anni la parrocchia pistoiese ha rappresentato uno dei luoghi simbolo del confronto italiano sull’accoglienza: da una parte la scelta di aprire le porte a migranti e persone in difficoltà, dall’altra le questioni relative alla sostenibilità dell’accoglienza, alla convivenza con il territorio e alla gestione di strutture nate per finalità diverse.
La decisione del Vaticano segna quindi una svolta nella vicenda personale e pastorale di don Massimo Biancalani, ma lascia aperto il confronto su un’esperienza che, nel bene e nel male, ha contribuito a portare il tema dell’immigrazione direttamente dentro la vita delle comunità locali e della Chiesa italiana.


