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Emergenza consolati. La protesta: “Diritti negati per chi vuole venire in Italia”

Lettera aperta a D’Alema e Ferrero di sindacati e associazioni. Tra appuntamenti impossibili, visti negati e costosi faccendieri

Parte da Genova una nuova protesta contro ritardi, inefficienze e situazioni ancora più gravi che si registrano nei nostri consolati. Li denunciano in un lettera aperta inviata oggi ai ministri degli Esteri e della Solidarietà Sociale Massimo D’Alema e Paolo Ferrero sindacati e associazioni, che in particolare puntano il dito contro quello di Quito, in Ecuador.

Cgil, Cisl e Uil, Arci e Federazione regionale solidarietà e lavoro hanno notato "un costante e preoccupante aumento delle difficoltà" nel rapporto tra rappresentanze consolari e immigrati diretti in Italia per lavoro, motivi familiari, studio o anche solo per turismo. Una rapporto che a volte diventa addirittura impossibile, visto la difficoltà a fissare un appuntamento per la presentazione delle domande di visto d’ingresso.

"In alcune occasioni è stato negato l’appuntamento presso gli uffici dell’ambasciata, un’opposizione immotivata e irrituale che sconfessa a priori ogni possibilità di scambio di informazioni ed avanzamento della pratica". Quando poi l’appuntamento arriva, non è raro che la data venga fissata a distanza di mesi, anche oltre la validità del nulla osta rilasciato dal ministero del Lavoro a chi entra con i flussi.

Visti negati
Esempio principe di questa situazione sarebbe l’ambasciata italiana a Quito, sulle cui disfunzioni i sindacati hanno raccolto un intero dossier di segnalazioni in negativo. Non è un caso, visto che la comunità più numerosa di immigrati a Genova è proprio quella ecuadoregna con circa 30mila presenze.

Difficile, per chi vive nel Paese sudamericano, procurarsi un visto per turismo. Sulla base dei casi che hanno seguito, i sindacati denunciano "dinieghi immotivati seguiti a richieste correlate di tutti i requisiti economici e assicurativi previsti dalla legge". In molte occasioni "il diniego è avvenuto oralmente", in altre è "mancata la notifica del provvedimento", in tutte gli aspiranti immigrati si sono visti chiudere le porte dell’Italia in faccia senza "l’idonea motivazione delle ragioni alla base del provvedimento".

Ancora più difficile, a Quito, sarebbe ottenere visti per studio, per i quali si denuncia un "diniego quasi sistematico". Perché? Il nostro consolato interpreterebbe le domande "come escamotage per successive conversioni di permessi di soggiorno da studio a motivi familiari", tra l’altro previste dalla legge. Non va meglio a chi entra per lavoro, se è vero che una cittadina ecuadoriana si è vista negare il visto, nonostante avesse il nulla osta, per un banale quanto lampante errore di trascrizione che poteva essere facilmente corretto. Atteggiamenti che si ripetono nel tempo ma che non sembrano trovare una soluzione nonostante le denunce.

Costosi intermediari
Diritti negati, almeno per chi segue le regole e non ha soldi per procurarsi i favori di una nutrita schiera di faccendieri.

"Tantissimi ci hanno segnalato la presenza di intermediati pronti a sveltire le pratiche, con tariffe che, a seconda della complessità del "servizio", vanno dai 100 ai 600 dollari. Sono personaggi esterni all’ambasciata, ma chi ha pagato assicura che è riuscito davvero ad avere subito un appuntamento o a far avanzare altri tipi di domande" racconta a Stranieriinitalia.it Andrea Sanguineti, responsabile immigrazione Cisl Liguria .

Un caso circoscritto a Quito? "No, le segnalazioni arrivano anche da altri Paesi, in generale è difficile trovare un consolato da indicare come esempio positivo" commenta il sindacalista.

(3 aprile 2007)

 

Elvio Pasca

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