Il Viminale avverte: i nulla osta perdono efficacia dopo un anno di giacenza nei consolati. Amato: "Definito il 68% delle domande"
ROMA – Hanno aspettato per mesi il via libera alla loro assunzione, ma ora che finalmente è arrivato molti lavoratori stranieri in lizza con i flussi 2006 non si sono ancora presentati ai consolati a ritirare il visto per l’Italia. Meglio che si muovano o non potranno più entrare.
A sollevare il problema è il ministero dell’Interno, allarmato per i dati che arrivano dai nostri consolati. "Si é infatti verificato un notevole scostamento – si legge in una nota diffusa ieri – tra il numero dei nulla osta rilasciati ed inoltrati alle Rappresentanze Diplomatiche all´estero ed i visti emessi e consegnati dalle stesse, determinato dal mancato ritiro del visto da parte dei lavoratori extracomunitari".
Questa situazione potrebbe avere varie spiegazioni. Qualcuno potrebbe aver perso interesse a venire in Italia, magari perchè il suo datore di lavoro, stanco di aspettare, gli ha fatto sapere che non lo assumerà. Altri, che già lavorano qui irregolarmente, sono tornati a casa a presentare la domanda di visto al consolato, ma dal momento che per la risposta ci vogliono anche mesi sono rientrati in Italia senza visto per non perdere il posto. Altri ancora potrebbero non sapere che il visto è pronto, visti i nono rari problemi di comunicazione con le nostre rappresentanze diplomatiche.
Proprio su una migliore comunicazione si interverrà per sollecitare il ritiro dei visti. Il Viminale annuncia "specifiche iniziative locali, finalizzate a favorire l´informazione dell´utenza interessata, anche attraverso il coinvolgimento delle Associazioni di rappresentanza dei datori di lavoro e delle Associazioni localmente attive per l´assistenza degli stranieri extracomunitari".
Ma se anche questi richiami non andranno in porto? "I nulla osta rilasciati a favore di lavoratori subordinati extracomunitari perderanno efficacia e saranno automaticamente archiviati, quando decorso un anno dalla consegna degli stessi, il lavoratore non si sia presentato presso le sedi consolari per ritirare il relativo visto" avverte il Viminale.
Intanto in Italia gli Sportelli Unici per l’Immigrazione continuano a lavorare sulle domande per i flussi, facendo registrare un’accelerazione. Se all’inizio di marzo quelle definite col rilascio del nulla osta o una bocciatura erano meno della metà, ora sono 7 su 10.
I dati aggiornati li ha forniti ieri Giuliano Amato durante un question time alla Camera. "Il 68% delle circa 400.000 domande di permesso di soggiorno risulta definito, il 25% è in attesa del parere delle direzioni provinciali del lavoro, il 7% sta attendendo dati da parte degli interessati" ha detto il ministro dell’Interno.
La maggior parte delle prefetture avrebbe finito il proprio lavoro e, "a trovarsi in difficoltà per il numero delle domande, sono in realtà le due o tre maggiori prefetture". "Il problema esiste", ha ammesso Amato, ed è stato "affrontato ripetutamente mettendo le mani nelle procedure", ma le prefetture "sono quelle che erano venti anni fa e venti anni fa il fenomeno dell’immigrazione non c’era per niente".
(12 aprile 2007)
Elvio Pasca


