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Gianluca Luciano: “Per una più equa ripartizione delle quote 2006”

ROMA – Il milione e mezzo di moduli già ritirati per i flussi 2006, lascia presagire che anche quest’anno la corsa alle quote sarà durissima. Lo sforzo del governo, che ha autorizzato 70mila ingressi in più rispetto al 2005, forse riuscirà solo marginalmente a soddisfare la domanda. Si potrebbe però rendere meno grave la situazione procedendo a una distribuzione locale delle quote più equa rispetto al passato.

Il Ministero del Lavoro rivela che a giugno scorso erano state già presentate 240mila domande contro un tetto di 99mila 500 ingressi previsto per il 2005. Quasi due lavoratori stranieri su tre non hanno potuto quindi rispondere alla chiamata di famiglie e imprese.

Se la media nazionale è di 2,4 domande presentate per ogni posto disponile, troviamo grandi disparità tra le Regioni. In Trentino Alto Adige, ad esempio, il rapporto è stato quasi di 1 a 1, ma basta passare in Lombardia per vederlo sfiorare il 4 a 1. In Abruzzo sono state presentate poco più del doppio delle domande rispetto alla disponibilità, varcati il confini del Lazio siamo già oltre quota 4 a 1. Scendendo nel dettaglio troviamo situazioni ancora più eclatanti. A Roma e Milano, per citare le due province italiane con più immigrati, tra domanda e disponibilità si è aperto un abisso: più di otto domande per quota nella Capitale, addirittura più di sedici all’ombra della Madonnina.

È possibile evitare che questa situazione si ripeta. Se anche quest’anno le quote saranno divise tra le Regioni prima della presentazione delle domande, sarebbe opportuno assegnare i 70mila ingressi in più a quelle che l’anno scorso hanno fatto registrare i rapporti più sbilanciati. Senza evocare gli spettri delle banlieues francesi, prediligere in questa distribuzione le aree metropolitane, dove la clandestinità è più difficile da controllare, sarebbe una scelta di buon senso. Meglio ancora sarebbe definire la distribuzione solo dopo la partenza della corsa alle quote, di fronte a un primo quadro delle richieste presentate in tutta Italia. L’ informatizzazione promossa dal Viminale dovrebbe rendere possibile questa scelta, senza ritardare le procedure per l’ingresso dei lavoratori stranieri.

Il decreto flussi, per un difetto insito nella sua natura, non riuscirà mai a soddisfare tutte le richieste. Arrivare almeno a una sorta di "equa ripartizione dell’insoddisfazione" sarebbe un piccolo ma significativo passo avanti, nel solco di quella positiva inversione di tendenza che da qualche tempo si sta registrando nel governo dell’immigrazione.

(25 febbraio 2006)

Gianluca Luciano

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