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Il PD: “Carcere per i caporali”

Presentato un ddl contro i mercanti di braccia firmato da senatori di tutti gli schieramenti. Introdurrebbe il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, prevedendo fino a otto anni di reclusione.

Roma – 26 luglio 2011 – Aprire le porte del carcere ai ‘caporali’, gli intermediari che nei campi e nei cantieri di tutta Italia, vendono e sfruttano il lavoro di centinaia di migliaia di persone.

E’ questo l’obiettivo del disegno di legge ‘Misure volte alla penalizzazione del fenomeno d’intermediazione illecita di manodopera basata sullo sfruttamento dell’attivita’ lavorativa’ presentato oggi nella sala del Direttivo del Gruppo del Partito Democratico al Senato. Il testo prevede, in particolare, l’introduzione del reato penale per il caporalato, con pene tra cinque e otto anni di reclusione.

“Questo non e’ un provvedimento emergenziale ma strutturale, specifico, che abbiamo deciso di fare -ha spiegato la senatrice del Pd Colomba Mongiello, prima firmataria del ddl insieme ad oltre 30 senatori di tutti gli schieramenti politici- per risolvere il problema del caporalato una volta per tutte. Chiederemo di calendarizzare subito il provvedimento, anche stamattina abbiamo avuto nuove adesioni, vogliamo accelerare l’iter”.

Il provvedimento punta a fermare un fenomeno che ha saputo cambiare ‘pelle’ nel corso degli anni, mantenendo caratteristica dello sfruttamento: “I vecchi mercanti di braccia -ha spiegato Mongiello- si sono specializzati sul piano etnico. Ogni rivo del fiume di dramma che giunge in Italia dall’Africa o dall’Est-Europa e’ ‘gestito’ da un caporale compatriota. Specializzazione etnica, ma anche figura ‘multi-nazionale’, che avvia gli uomini nei campi o nei cantieri e le donne sui marciapiedi, che tratta con gli agrari e dall’altra con la criminalita’ organizzata, che controlla il mercato del sesso a pagamento”.

Il ddl

In particolare, l’articolo 4 del ddl “introduce l’articolo 603-bis del codice penale (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) che punisce con la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore impiegato, chiunque svolga un’attivita’ organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l’attivita’ lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessita’ del lavoratore”.

Spazio anche a misure di integrazione dei lavoratori, con l’articolo 2, “che stabilisce misure volte all’integrazione dei lavoratori stranieri e dei lavoratori disoccupati o svantaggiati in genere attraverso protocolli d’intesa stipulati fra Stato, regioni, enti territoriali e le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative”. E  l’articolo 3 “prescrive l’istituzione di corsi di lingua italiana per i lavoratori stranieri la cui promozione e’ demandata alla competenza del ministero del Lavoro e delle politiche sociali in accordo i centri per l’impiego”.

550 mila “sotto caporale”

In Italia gli uomini e le donne ‘sotto-caporale’ sarebbero almeno 550 mila (400mila in agricoltura e 150mila in edilizia) secondo Fillea e Flai Cgil, sindacati delle categorie più colpite da questo fenomeno che stanno girando l’italia con la campagna ‘StopCaporalato’. Nella stragrande maggioranza sono stranieri, che vengono sfruttati, pagati pochi euro, e spesso ridotti in schiavitu’, dai ‘mercanti di braccia’.

Stefania Crogi, segretaria generale della Flai Cgil, ha partecipato alla presentazione del ddl. “Raffigurare il caporalato come reato -ha detto – e’ una vittoria di civiltà. La cosa importante, inoltre, e’ che nel provvedimento vengono raffigurati anche particolari casi in cui per sfruttamento si intende non solo il caporalato, ma anche la non applicazione del salario contrattuale o delle norme di sicurezza, e anche condizioni di schiavitù”.

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