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L’indice Rt è sceso a 1,18. Iss: “Negli ospedali si allontana il rischio di saturazione”

medici stranieri

Roma, 20 novembre 2020 – Da quanto è iniziata l’emergenza coronavirus agli italiani è stato chiesto di rinunciare alle interazioni sociali, e non solo. Dopo un’estate in cui sembrava che la situazione stesse prendendo una piega migliore, con l’arrivo dell’autunno ecco tornare prepotentemente a crescere i contagi. Così, il governo ha immediatamente risposto ripristinando una serie di misure volte a contrastare il contagio da Covid-19. E quelle restrizioni, finalmente, stanno dando i primi frutti: l’indice Rt è sceso a 1,18.

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L’indice Rt è sceso a 1,18

Non è un punto di arrivo, non significa che abbiamo superato l’emergenza, ma sicuramente è una buona notizia. La bozza del nuovo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il ministero della Salute ha evidenziato che l’indice Rt, a livello nazionale, ora è pari a 1,18. In tutte le Regioni, poi, è compreso tra 1 e 1,25. La scorsa settimana, invece, era pari a 1,43.

Negli ultimi giorni il numero dei casi comincia ad appiattirsi, questo indica il rallentamento dell’incidenza“, ha infatti dichiarato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro durante la conferenza stampa al ministero della Salute sull’analisi dei dati del monitoraggio. “C’è un’Italia un po’ monocolore perchè l’epidemia colpisce tutto il Paese. 732 casi per 100mila abitanti è l’incidenza a 14 giorni, ma una quota di Regioni si muove sotto tale incidenza. La probabilità di saturazione dei posti letto, anche quelli attivabili, a 30 giorni, si è un po’ allontanata. Ciò vale sia per l’area medica che per la terapia intensiva. Il rischio è alto in quasi tutto il Paese, anche se ci sono segnali di miglioramento. Quindi bisogna mantenere con forza le misure adottate”.

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In alcune Regioni il tasso di contagio è sotto all’1

Attualmente, poi, l’indice Rt è inferiore a 1 in Lazio, Liguria, Lombardia, Molise e Sardegna. Questo però non significa che è il momento di abbassare la guardia, anzi. L’epidemia, infatti, in Italia “si mantiene a livelli critici sia perchè l’incidenza di nuove diagnosi resta molto elevata e ancora in aumento, sia per gravità, con un significativo impatto sui servizi assistenziali. L’incidenza elevata, seppure con un iniziale rallentamento dell’indice di trasmissione, richiede il mantenimento rigoroso delle misure in essere per consentire una diminuzione, la più rapida possibile, delle infezioni”, hanno ribadito dall’Iss.

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