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Ius Scholae, che cos’è e perchè è importante

Roma, 20 luglio 2022 – Perchè è importante lo Ius Scholae? O meglio: perchè è importante arrivare a una riforma della cittadinanza? Per quanto la Lega e più in generale la destra, con qualche eccezione in Forza Italia, vogliano sostenere che questa non è una priorità per l’Italia… Beh, sì, in realtà lo è. Lo è perchè sono più di un milione i figli di stranieri nati o cresciuti nel nostro Paese obbligati a condurre una vita limitata per la mancanza di quel riconoscimento. E questo nonostante molti di loro siano arrivati qui nei primi anni di vita, e quindi non conoscono un altro Paese da chiamare casa.

Ius Scholae, perchè è importante

Il dibattito attorno allo Ius Scholae è ancora più che aperto: il centrodestra ha dichiarato guerra alla riforma sulla cittadinanza e i 1500 emendamenti, alcuni a dir poco ridicoli, ne sono la dimostrazioni. Parola d’ordine: ostruzionismo. Evidentemente, però, questa parte di politica vuole solo far finta di non vedere una realtà italiana: i figli di stranieri ci sono, molti sono nati e cresciuti qui, e per questo devono essere considerati italiani a tutti gli effetti. Che Lega e Fratelli d’Italia lo vogliano o meno. Sono i famosi “italiani senza cittadinanza”.

Secondo la legge attuale, infatti, i bambini nati in Italia da genitori stranieri possono fare domanda per ottenere la cittadinanza solamente al compimento del diciottesimo compleanno, ed entro il diciannovesimo. E possono farlo sono se hanno soggiornato in Italia legalmente e stabilmente per almeno 10 anni. Coloro che, invece, sono nati all’estero, rispondono alle stesse leggi valide per gli adulti, anche se sono cresciuti qui: la cittadinanza si ottiene esclusivamente per residenza o per matrimonio. Ma cosa implica non averla? Innanzitutto, il dover rinnovare il permesso di soggiorno nelle stesse scadenze dei genitori, rimanendo quindi perennemente incastrati in un vortice di rinnovi. Inoltre, non possono svolgere attività sportive a livello agonistico, sfruttare le borse di studio all’estero o accedere ai concorsi pubblici.

Cosa propone la riforma della cittadinanza

Con l’approvazione dello Ius Scholae, invece, si riconoscerebbe la cittadinanza a chi è arrivato in Italia prima dei 12 anni e ha completato almeno un ciclo scolastico di 5 anni. Uno “scandalo”, a detta del centrodestra. Un modo per “regalare” la cittadinanza. Come se, in realtà, nel nostro Paese non vigesse lo Ius Sanguinis, che permette ai discendenti di emigranti italiani che vivono all’estero da sempre di poter votare, per esempio. Invece chi qua è cresciuto non può farlo. Forse proprio questo, in verità, è il motivo per cui il centrodestra non vuole arrivare a una riforma della cittadinanza: questi nuovi cittadini, in futuro, per chi voterebbero? Molto probabilmente tra le prime scelte non ci sarebbero la Lega e Fratelli d’Italia. E i motivi sono abbastanza chiari agli occhi di tutti.

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