Roma, 1 maggio 2026 – L’Italia compie un nuovo passo nella lotta contro il lavoro forzato. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di ratifica del Protocollo alla Convenzione n. 29 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il Paese rafforza il proprio impegno sul fronte della prevenzione, della repressione e soprattutto della tutela delle vittime.
Il provvedimento introduce un approccio più ampio e strutturato rispetto al passato. Non si limita a ribadire il divieto di lavoro forzato, ma obbliga gli Stati membri ad adottare misure concrete ed efficaci per eliminarlo, prevedendo strumenti operativi per individuare le situazioni di sfruttamento e intervenire tempestivamente. Centrale è anche il tema della protezione delle persone coinvolte, che devono essere identificate, liberate e accompagnate in un percorso di recupero e reintegrazione.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio i diritti delle vittime. Il Protocollo stabilisce che l’accesso alla giustizia e ai meccanismi di risarcimento debba essere garantito a tutti, indipendentemente dallo status giuridico sul territorio nazionale. In altre parole, anche chi si trova in condizioni di irregolarità deve poter denunciare senza timore e ottenere un indennizzo adeguato. Una scelta che mira a rompere il circolo vizioso dello sfruttamento, spesso alimentato proprio dalla vulnerabilità amministrativa delle persone coinvolte.
Accanto alla tutela, il testo insiste sulla responsabilità degli Stati nel costruire una strategia organica. Ogni Paese è infatti chiamato a elaborare una politica nazionale e un piano d’azione specifico, in collaborazione con le parti sociali, per garantire un contrasto duraturo al fenomeno. Un passaggio che segna il superamento di interventi frammentari, puntando invece su un approccio sistemico e coordinato.
Importante anche il principio di non punibilità delle vittime. Le autorità competenti dovranno evitare di perseguire o sanzionare chi è stato costretto a compiere attività illegali come conseguenza diretta del lavoro forzato. Una disposizione che riconosce la complessità delle dinamiche di coercizione e sposta il focus sui responsabili dello sfruttamento.
Con questa ratifica, l’Italia si allinea agli standard internazionali più avanzati in materia di diritti del lavoro e diritti umani. Resta ora la sfida dell’attuazione concreta: tradurre gli impegni normativi in strumenti operativi efficaci, capaci di incidere realmente su un fenomeno ancora diffuso e spesso invisibile.


