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L’ONU critica il Protocollo Italia-Albania sui migranti per potenziali conflitti con i diritti umani

Roma, 2 aprile 2024 – Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha espresso serie preoccupazioni riguardo al Protocollo d’intesa tra Italia e Albania in materia di migrazione, evidenziando potenziali conflitti con la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici. Questo trattato del 1966, direttamente derivato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, potrebbe essere messo a rischio dalle modalità operative previste dall’accordo italo-albanese.

In particolare, il Comitato Onu ha preso atto della sospensione dell’attuazione del Protocollo, concluso nel 2023, ma ha espresso preoccupazione per i potenziali contrasti con la Convenzione, specialmente in relazione alla gestione extraterritoriale delle procedure di migrazione e di asilo. Secondo il Comitato, la Convenzione si applica anche in questo contesto, rendendo responsabili sia l’Albania che l’Italia in quanto Stati aderenti.

Uno dei punti critici sollevati riguarda la detenzione automatica dei migranti e il rischio di una detenzione prolungata, nonché la possibilità che i richiedenti asilo siano soggetti a procedure di migrazione o di asilo inadeguate. Il riferimento è esplicito agli articoli 7, 9, 12 e 13 della Convenzione.

Il Comitato Onu raccomanda all’Albania di garantire che tutte le persone richiedenti protezione internazionale abbiano libero accesso al territorio nazionale e a procedure eque ed efficienti per la determinazione individualizzata del loro status, al fine di assicurare il rispetto del principio di non respingimento. Inoltre, sottolinea la necessità che la legislazione albanese e il Protocollo con l’Italia siano pienamente conformi a tali requisiti.

Un aspetto centrale della critica riguarda il trattenimento dei richiedenti asilo. La direttiva europea sull’accoglienza (33/2013) stabilisce che il trattenimento può avvenire solo “ove necessario e sulla base di una valutazione caso per caso” e solo se non siano applicabili efficacemente “misure alternative meno coercitive”. Queste alternative, come l’obbligo di presentarsi periodicamente alle autorità, la costituzione di una garanzia finanziaria o l’obbligo di dimorare in un luogo assegnato, dovrebbero essere garantite dagli Stati membri attraverso la legislazione nazionale.

Tuttavia, il Protocollo Italia-Albania sembra escludere categoricamente la possibilità che i richiedenti asilo possano uscire dai centri gestiti dall’Italia in Albania. Il Comitato Onu sottolinea che l’Albania dovrebbe garantire che la detenzione di migranti e richiedenti asilo sia utilizzata solo come misura di ultima istanza, e che sia ragionevole, necessaria e proporzionata, in linea con il commento generale del Comitato n. 35 (2014) sulla libertà e la sicurezza della persona. Inoltre, insiste sull’importanza che le alternative alla detenzione siano utilizzate nella pratica. L’accordo tra Roma e Tirana, però, non prevede tali alternative nei centri di Shengjin e Gjader.

È interessante notare il contrasto con la posizione della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, che continua a non ravvisare conflitti tra il diritto comunitario e le azioni dell’Italia in Albania. Al contrario, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite considera la questione problematica, evidenziando la responsabilità sia dell’Albania che dell’Italia nel garantire il rispetto della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, non solo nelle rispettive legislazioni nazionali, ma anche nel Protocollo e nelle sue leggi di attuazione.

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