La Commissione europea richiama le regole entrate in vigore con il nuovo Patto su migrazione e asilo. Roma chiede un meccanismo di compensazione per i migranti che altri Stati intendono trasferire nuovamente in Italia dopo i movimenti secondari.
Roma, 26 agosto 2026 – Sul nodo dei cosiddetti “dublinanti” e sulla richiesta italiana di prevedere forme di compensazione per i migranti che vengono rimandati nel nostro Paese, Bruxelles ribadisce la linea del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo: responsabilità e solidarietà devono procedere insieme e, secondo la Commissione, il nuovo quadro normativo contiene già gli strumenti necessari per garantire questo equilibrio.
A chiarire la posizione dell’esecutivo comunitario è stato il portavoce della Commissione europea Markus Lammert, rispondendo durante il briefing quotidiano con la stampa a una domanda sulle richieste avanzate dall’Italia. Il tema riguarda in particolare la ripresa in carico dei migranti protagonisti dei cosiddetti movimenti secondari, vale a dire persone che, dopo essere entrate e registrate in un Paese dell’Unione, si sono successivamente spostate in un altro Stato membro.
Secondo Bruxelles, i trasferimenti di responsabilità previsti dalle nuove norme devono essere letti all’interno dell’intero sistema introdotto dal Patto, che associa gli obblighi dei Paesi responsabili dell’esame delle domande di asilo ai meccanismi europei di solidarietà. Lammert ha sottolineato come l’Ue disponga ora, per la prima volta, di un quadro complessivo che punta a coniugare controllo delle frontiere, regole comuni sull’asilo e un equilibrio tra “solidarietà e responsabilità”.
Una risposta che non rappresenta formalmente una bocciatura della richiesta italiana, ma che sembra ridimensionare l’ipotesi di introdurre nell’immediato un ulteriore sistema di compensazioni specificamente collegato ai trasferimenti verso l’Italia.
La questione è diventata particolarmente delicata nelle ultime settimane. Il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo è entrato in applicazione il 12 giugno 2026 e ha rafforzato le regole sulla determinazione dello Stato competente per l’esame delle domande di protezione internazionale. La Commissione, nella prima valutazione pubblicata a luglio, aveva riconosciuto gli sforzi compiuti dall’Italia per adeguarsi al nuovo sistema, sottolineando però la necessità di ulteriori passi concreti affinché i trasferimenti potessero funzionare pienamente.
È proprio su questo terreno che si concentra lo scontro politico. Diversi Paesi europei chiedono infatti la piena applicazione delle nuove norme e il ritorno nei Paesi considerati responsabili dei migranti che si sono successivamente spostati all’interno dell’Unione. Per l’Italia, tradizionalmente uno dei principali Stati di primo ingresso lungo la rotta del Mediterraneo, ciò potrebbe tradursi in un numero significativo di richieste di presa in carico.
I dati relativi al 2025 mostrano le dimensioni del fenomeno. Nell’Unione europea erano state registrate oltre 111mila persone interessate dalle procedure di trasferimento, anche se i trasferimenti effettivamente realizzati erano stati poco più di 16mila. Secondo le stime Eurostat riportate dall’ANSA, l’Italia aveva ricevuto 24.152 richieste di trasferimento, risultando il primo Paese dell’Ue per richieste in entrata. Germania e Francia erano invece tra gli Stati con il maggior numero di richieste rivolte ad altri Paesi.
Roma sostiene che l’applicazione delle regole sui movimenti secondari debba essere accompagnata da un’effettiva solidarietà europea verso gli Stati maggiormente esposti agli arrivi alle frontiere esterne. Da qui l’ipotesi di una compensazione collegata alla ripresa in carico dei migranti trasferiti dagli altri Paesi membri.
Bruxelles, tuttavia, sembra voler evitare la creazione di un secondo binario rispetto al sistema appena entrato in vigore. Il Patto, nella posizione della Commissione, è stato costruito precisamente per superare la contrapposizione tra i Paesi di primo approdo e quelli maggiormente interessati dai movimenti secondari, distribuendo responsabilità e solidarietà all’interno di un unico meccanismo europeo.
Resta invece senza una risposta netta un altro tema sollevato durante il briefing: quello delle navi delle organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo. Alla Commissione è stato chiesto se la presenza delle Ong possa rappresentare un cosiddetto “pull factor”, cioè un elemento capace di incentivare indirettamente le partenze. Su questo punto Lammert non ha espresso una posizione.
Il confronto tra Roma e Bruxelles è quindi destinato a proseguire. Al centro resta una delle questioni più delicate del nuovo sistema europeo: stabilire fino a che punto la responsabilità dei Paesi di primo ingresso possa essere compensata dalla solidarietà degli altri Stati membri e, soprattutto, verificare se il nuovo Patto riuscirà realmente a trasformare in pratica un equilibrio che per anni l’Unione europea ha faticato a trovare.


